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Emorroidi: novità a disposizione

Emorroidi: novità a disposizione

04/05/2012 - Probabilmente a causa della sede del disturbo, molti italiani tardano a rivolgersi al medico e si curano da soli, finché possibile, rendendo poi la risoluzione più complessa.

Le emorroidi sono il disturbo anorettale più comune, con una frequenza più alta dopo i 50 anni. La malattia può insorgere anche in età giovanile, per esempio in relazione alle gravidanze nelle donne. Questo disturbo è tipico dei paesi occidentali, collegato a alla cosiddetta ‘alimentazione del benessere’, ovvero povera di scorie, e alla sedentarietà.

“Forse c’è una predisposizione genetica, per una certa familiarità; aspetti quali scarso esercizio, sollevamento di pesi, cibi irritanti e piccanti, fumo sono solo cofattori, non cause” precisa Giuliano Reboa, chirurgo colonproctologo della Casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi.
 
Secondo la Società Italiana Unitaria di Colonproctologia, nel nostro Paese ne soffrirebbero oltre 3,7 milioni di persone, in prevalenza maschi, considerati tutti i livelli di gravità: sia chi è afflitto da un I grado di gravità, con un lieve prolasso in genere asintomatico, sia chi si trova già al II, III e IV grado, con prolasso vero e proprio. “La diffusione effettiva è difficile da stabilire perché molti non si rivolgono al medico e magari si autocurano per mesi senza diagnosi, un grosso rischio” – indica  Angelo Caviglia, direttore della Struttura dipartimentale di colonproctologia dell’Ospedale San Camillo di Roma.

Le persone si rivolgono al medico in genere al primo sanguinamento, che però può dipendere anche da ragadi, fistole, altre patologie compreso il tumore.
In realtà, in presenza di disturbi si dovrebbe subito, senza mettersi in allarme, rivolgersi al proprio medico per una visita e una valutazione globale: i primi sintomi della malattia sono in genere prurito, bruciore, gonfiore, dolore in sede anale, piccole perdite di feci. Ma spesso si ritarda a rivolgersi al medico per la paura di sentirsi consigliare l’intervento chirurgico: subito il pensiero va alla sede, al fatidico tampone, al dolore!

Adesso però una nuova tecnologia permette una migliore esperienza al paziente sia verso il dolore che il sanguinamento, oltre a una riduzione del rischio di recidive, una degenza ridotta e una ripresa più rapida delle attività. La nuova tecnica operatoria è centrata sull’utilizzo di una suturatrice meccanica circolare ad alto volume (CPH34HV), che consente di asportare solo il tessuto prolassato, conservando invece i cuscinetti emorroidari e la loro funzione.
 
La suturatrice circolare, afferma il suo ideatore Reboa, “non modifica la procedura, ma permette di asportare molto più tessuto prolassato, fino a 25 mm3, riducendo così fortemente il rischio di recidiva (studi di valutazione in corso) rispetto all’8-9% dell’altra suturatrice.  Inoltre la camera trasparente del dispositivo aumenta la visibilità per il chirurgo e il sistema di sutura riduce il sanguinamento; minore anche il dolore postoperatorio”. L’intervento chirurgico con la saturatrice si attua in anestesia generale o locoregionale; è indicata per emorroidi di II grado avanzato, III e IV grado e prolassi rettali. Il tempo di degenza è 1-2 giorni, quello di recupero dell’attività lavorativa 7-15 giorni.

Questa nuova tecnica è stata adottata dal Ssn ed è stata inserita nelle sale operatorie di alcuni ospedali italiani: ad esempio a Roma, a Pinerolo (TO), a Castel Sangiovanni (PC). Ad oggi si valuta che in Italia siano stati condotti circa 700 interventi con la suturatrice meccanica circolare ad alto volume, 5.000 nel mondo. Di non poco conto è anche il fatto, con la nuova tecnica operatoria basata sulla saturatrice, i costi per il Ssn sarebbero ridotti.
 

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