FNOPI / Formazione e Ricerca / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°5 - 2017 / Educazione terapeutica. Metodologia e applicazioni - Rivista l'Infermiere N°5
SCAFFALE

Educazione terapeutica. Metodologia e applicazioni

di Alessandra Beghelli, Anna Maria Ferraresi, Monica Manfredini

Editore: Carocci Faber – nuova ediz. 2015
pagine 192, euro 20,00

Educazione terapeutica. Metodologia e applicazioniChe cos’è l’Educazione terapeutica? In cosa differisce dall’Educazione e quali sono i suoi contorni? Come agisce sui determinanti di salute? Su questi aspetti di inquadramento concettuale si apre con i primi due capitoli il testo proposto dalle tre autrici.
Con l’entrare poi gradualmente sempre più nel dettaglio non solo nella cornice teorica, ma sul metodo e i contesti operativi dell’Educazione terapeutica, questo manuale si rivela in tutto il suo spessore scientifico e di utilità didattica e pratica.
Ma riprendiamo dall’inizio, per educazione alla salute si intende in genere un processo rivolto ad una popolazione sana, individuando interventi rivolti al benessere e a prevenire eventuali malattie. Con l’educazione terapeutica invece, ci si rivolge a persone con problemi di salute e/o in situazione di malattia. L’Educazione terapeutica, affermano le autrici, “è parte integrante della presa in carico e del trattamento sanitario” (pag. 43).
Tale approccio rappresenta infatti una strategia indispensabile per poter far fronte all’odierno scenario sanitario che è caratterizzato dal progressivo aumento di persone affette da malattie croniche. E’ in questo quadro epidemiologico, descritto nel dettaglio nel primo capitolo, che si rilevano le potenzialità dell’educazione in quanto, considera ogni individuo responsabile principale della propria salute, è indirizzata alla prevenzione delle complicanze della patologia, ha come fine ultimo la progressiva autonomia della persona coinvolta e di chi se ne prende cura quotidianamente.
Come giustamente affermato dalla Prof.ssa Sasso nella presentazione del libro, l’azione educativa va a toccare tutte le diverse fasi della relazione di aiuto, dall’informazione, tramite una comunicazione e una metodologia mirata, fino alla capacità di far fronte in modo dinamico alle difficoltà che la malattia porta con sé. Ecco che quindi si parla di coping proattivo, che “individua nelle situazioni stressanti uno stimolo a migliorare in funzione di obiettivi di crescita, sviluppo di capacità e abilità, svolgendo una funzione di controllo e prevenzione sull’ambiente, in modo da ridurre l’impatto negativo degli eventi (pag. 24).
E’ interessate la descrizione della distinzione tra “Informazione” ed “Educazione” (cap. 2), e aiuta ad orientarsi sulla complessità del processo educativo, che al contrario dell’Informazione, intesa come semplice passaggio passivo di informazioni, ha nell’interazione con colui che apprende il suo focus. Proprio per questo l’educazione terapeutica è “pratica complessa” (pag. 27), che prevede l’analisi dei bisogni educativi (diagnosi), la definizione degli obiettivi di apprendimento, l’applicazione della metodologia educativa più adatta ai contenuti da proporre. Il processo educativo, termina infine con una valutazione che permetta di descrivere quanto e come un individuo sia o meno in grado di mettere in atto i comportamenti necessari, gestire il trattamento della patologia che lo riguarda e prevenire nonché riconoscere le eventuali complicanze della stessa. Sottolineano le autrici, che nel processo educativo c’è un punto di partenza che è la conoscenza della “percezione e della gestione della propria salute […] quali saperi, quali competenze sono presenti nella persone” (pag. 28). In altri termini si potrebbe dire che il processo educativo non può prescindere da ciò che ogni persona coinvolta già “sa, sa fare e sente”. Sono inoltre citati in più capitoli del libro i numerosi documenti internazionali, tra cui quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sottendono (la carta di Ottawa - 1986) o definiscono e descrivono l’educazione terapeutica (Therapeuthic Patient Education: Continuing Education Programmes for Health Care Providers in the Field of Prevention of Chronic Disease - 1998), proprio ad avvalorarne l’autorevolezza dell’approccio e la funzione strategica per permettere la tutela della salute in modo sostenibile nel presente e nel prossimo futuro.
Segue poi un’ampia riflessione sulla funzione educativa, come propria e fondante delle professioni sanitarie tutte. D’altro canto si sottolinea che i professionisti che più svolgono questa funzione, sono quelli maggiormente a contatto con l’utenza nella gestione quotidiana del loro problema di salute. Questi sono numericamente più rappresentati dagli infermieri, che agiscono accanto ad altri altrettanto coinvolti su questo tema (per es. fisioterapisti o ostetriche). Eppure viene ricordata l’importanza di una progettazione educativa che veda integrate tra loro le diverse professionalità che sono coinvolte nel processo. Da ciò se ne deduce come necessario lo sviluppo di una cultura sull’Educazione terapeutica nel mondo dei professionisti sanitari. Se alcuni già affrontano questo approccio nei diversi curricula universitari, per altri può rivelarsi veramente utile una formazione continua in service che può divenire occasione per l’aggiornamento e/o l’elaborazione condivisa di percorsi educativi preesistenti o ex novo.
Una preoccupazione che saggiamente fanno emergere le autrici, è la generica scarsità specie a livello nazionale, di prove scientifiche con standard elevati di qualità che dimostrino l’efficacia dell’Educazione terapeutica. Ciò è dovuto ad alcune difficoltà intrinseche della ricerca in quest’ambito, nonché alla possibilità di numerose variabili confondenti che se non ben “tenute sotto controllo” con le opportune metodologie epidemiologiche e statistiche, difficilmente si possono sviluppare disegni di studio che portino a risultati affidabili. Anche quindi per questo motivo, la descrizione meticolosa delle componenti dell’Educazione terapeutica, del flusso del processo, della necessità di pertinenza tra obiettivi, contenuti, metodo educativo e valutazione dell’esito, risulta essere un contributo di alto livello e molto utile per la pratica e per la ricerca in questo ambito.
Molto interessante è anche l’approfondimento sulla Health Literacy (cap. 4) - alfabetizzazione (pag. 45), che ci illustra perché e come sia necessario e possibile utilizzare un linguaggio o una scrittura che sia comprensibile per il target di popolazione a cui l’azione educativa è rivolta.
La seconda sezione del libro è tutta dedicata alla descrizione del metodo educativo, all’analisi delle diverse fasi che lo compongono e come e con quali criteri vanno progettate. Chi è già abituato a gestire questa tipologia di processi rivolti alla formazione degli operatori, ritroverà il linguaggio tipico della programmazione della formazione degli operatori sanitari (tanto è vero che tra i riferimenti bibliografici è citata la Guida Pedagogica del Guilbert) perché in effetti la sostanza del processo è molto simile.
Si parte dall’analisi dei bisogni, si identificano obiettivi e contenuti, metodologia educativa e valutazione. Risalta una giustificatissima attenzione alla gradualità della proposta educativa, ad una metodologia che ripercorre il tragitto dalla dimostrazione, all’esercitazione, all’esecuzione diretta con supervisione, fino all’autonomia. Il rischio a volte dietro l’angolo è di sovraccaricare pazienti e famiglie con informazioni e abilità da mettere in atto. Per questo è da apprezzare in modo particolare anche il breve approfondimento sulla “Negoziazione”, come fase in cui si concorda tra operatore e paziente che cosa sia possibile fare e cosa si possa essere disponibili a fare, qui ed ora.
Gli esempi pratici dei quattro percorsi educativi in determinati contesti (per es. pazienti affetti da diabete, gestione della terapia farmacologica) aiutano il lettore a comprendere come tale processo educativo sia veramente realizzabile sia in forma individuale che ove opportuno con modalità di gruppo.
Questo libro è una vera risorsa, di facile lettura ma di contenuto essenziale per tutte le professioni sanitarie, nei corsi di laurea come nella formazione post base o l’aggiornamento personale, per indirizzare sempre più l’agire di una funzione educativa mirata, sistematica e non più opzionale.


Immacolata Dall’Oglio
Infermiere Pediatrico Coordinatore,
Servizio Sviluppo professionale infermieristico e delle professioni sanitarie,
Formazione e Ricerca, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - Roma

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