IPASVI / ECM / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°5 - 2017 / Coping e infermieri: come stiamo? - Rivista l'Infermiere N°5
ESPERIENZE

Coping e infermieri: come stiamo?

di Federico Garofalo (1), Roberta Oriani (2), Alfredo Diano (3)

(1) Infermiere libero professionista
(2) Tutor corso di Laurea in Infermieristica - Aosta
(3) Coordinatore corso di Laurea in Infermieristica - Aosta

Corrispondenza: roriani@ausl.vda.it

La professione infermieristica risulta essere una delle occupazioni più incline al manifestarsi di stress e burnout (Loukzadeh e Thompson 2013).
Le abilità tecniche e relazionali sono la base necessaria per garantire una buona assistenza infermieristica ma, per rispondere ai bisogni della persona, risulta importante saper gestire le situazioni stressanti, ovvero possedere quelle che vengono definite strategie di coping (Happell e Reid-Searl et al. 2013).
Il concetto di coping è la capacità di fronteggiare, gestire e risolvere i problemi, ovvero l’insieme di strategie mentali e comportamentali messe in atto per affrontare una situazione stressogena (Beasley e Thompson et al. 2003).
E' stato dimostrato che l'uso di “evidence-based coping skills” ha importanti implicazioni per la soddisfazione e la longevità di carriera dell'infermiere (Welbourne e Eggerth et al. 2007). Una meta-analisi condotta da autori iraniani conclude che l'utilizzo di strategie di coping efficaci ha diversi risultati positivi: riduzione del grado di stress, aumento della soddisfazione personale, miglioramento dell'umore (Ghiyasvandian e Gebra 2014).
Conoscere le strategie di coping e comprendere come esse possano essere modificate nel tempo è utile anche per chi è impegnato nella gestione delle risorse umane.
Lo scopo dell'indagine è quello di descrivere le strategie di coping agite dagli infermieri della regione Valle d'Aosta ed esplorare le eventuali differenze in relazione alle variabili anagrafiche e i contesti operativi dei rispondenti.

Indagine e contesto
L'indagine è stata condotta presso l'Azienda USL Valle d'Aosta nel periodo maggio - luglio 2015.
Lo strumento utilizzato è il “Coping orientation to problem experienced - nuova versione italiana” (COPE-NVI) (Sica e Magnia et al. 2008), composto da cinque grandi dimensioni indipendenti (sostegno sociale, evitamento, attitudine positiva, orientamento al problema e orientamento trascendente). Le 60 domande che lo compongono indagano le modalità con cui le persone reagiscono agli eventi stressanti. Per ciascuna delle affermazioni viene chiesto di segnare la frequenza con cui si ricorre a quella determinata “strategia” attraverso una scala Likert a 4 punti. Le variabili demografiche analizzate sono state l'età, il sesso, gli anni di esperienza lavorativa, lo stato civile, il tipo di impiego e i vari contesti operativi.

Risultati
Sono stati distribuiti un totale di 380 questionari, di questi 241 sono stati ritenuti validi (adesione allo studio 63%).
Le caratteristiche del campione sono sintetizzate nella Tabella 1.

Tabella 1 - caratteristiche anagrafiche e professionali degli infermieri rispondenti all'indagine

Variabile

n.

%

Sesso

 

 

Femminile

212

88

Maschile

29

12

Età (anni)

 

 

20-30

19

8

31-40

65

27

41-50

109

45

>50

47

20

Esperienza lavorativa (anni)

 

 

<10

38

16

10 - 20

89

37

> 20

114

47

Aree attività lavorativa

 

 

Degenze mediche

135

56

Degenze chirurgiche

37

15

Area territoriale

59

25

Servizi diagnostici

10

4


Punteggio del COPE-NVI
La prima valutazione condotta è basata sulla media del punteggio totale del COPE-NVI. Tale punteggio è inteso come la somma dei punteggi attribuiti dai singoli rispondenti alle 60 domande. Il punteggio complessivo può essere considerato un indice di quanto la persona reagisca allo stress: maggiore è il punteggio, maggiore è il benessere psicologico di fronte a situazioni stressanti.
Il risultato medio è di 139 con una deviazione standard uguale a ± 17 (min: 88; max: 183 punti): il dato è comparabile con quello di uno studio condotto nel 2014 su una popolazione di infermieri di diabetologia e endocrinologia dove emergeva un buon livello di coping (Fabbri e Cirio et al. 2014). Il risultato però non può ancora fornire informazioni sulle singole strategie. Dall'analisi del punteggio medio totale nelle diverse aree di attività professionale, emerge una differenza apprezzabile tra ospedale e territorio, mentre tra servizi di diagnosi, degenze mediche e chirurgiche non è evidenziabile tale disparità (Tabella 2).

Tabella 2 - Media e deviazione standard del punteggio totale del COPE-NVI per aree di attività professionale

Aree di attività professionale

Media

DS

Degenze mediche

138

17

Degenze chirurgiche

138

18

Area territoriale

141

17

Servizi diagnostici

139

12


Analisi delle singole dimensioni del COPE-NVI
Attraverso il calcolo della media dei punteggi, raggruppati in base alle singole dimensioni del COPE-NVI, le strategie maggiormente utilizzate nel contesto valdostano sembrano essere quelle relative all'orientamento al problema e all'attitudine positiva (punteggio medio 32 ± 5) nonché al sostegno sociale (punteggio medio 31 ± 7). Emerge altresì una tendenza al minor utilizzo di strategie di evitamento e di orientamento trascendente (Tabella 3).

Tabella 3 - Media e deviazioni standard per le cinque dimensioni del COPE-NVI

Dimensioni

Media

DS

Orientamento al problema

32

5

Attitudine positiva

32

5

Sostegno sociale

31

7

Evitamento

23

5

Orientamento trascendente

21

4


Le variabili che sembrano influenzare maggiormente le strategie di coping sono l'età e gli anni di esperienza lavorativa. Rispetto all'età risulta che l'utilizzo dell'orientamento al problema e dell'attitudine positiva aumentano con l'aumentare dell'età. Il sostegno sociale presenta, al contrario, una frequenza di utilizzo maggiore nelle sottopopolazioni più giovani, come l'evitamento. Per l'orientamento trascendente la frequenza si attesta negli individui compresi tra i 30-40 anni e gli over 50 (Tabella 4).

Tabella 4 - Media e deviazioni standard per le cinque dimensioni del COPE-NVI per età dei rispondenti

 

20-30 anni

31-40 anni

41-50 anni

>50 anni

Dimensione

Media

DS

Media

DS

Media

DS

Media

DS

Orientamento al problema

31

5

32

4

32

6

33

5

Attitudine positiva

30

6

32

5

32

5

33

6

Sostegno sociale

32

7

32

7

30

7

31

8

Evitamento

25

5

22

5

22

5

23

5

Orientamento trascendente

20

5

22

5

20

5

23

5


La variabile dell'esperienza lavorativa sembra influenzare l'orientamento al problema e l'attitudine positiva: il loro utilizzo aumenta con il progredire degli anni di lavoro. Il sostegno sociale risulta presente nelle prime fasce d'età (Tabella 5).

Tabella 5 - Media e deviazioni standard per le cinque dimensioni del COPE-NVI e esperienza lavorativa (anni)

 

< 10 anni

10-20 anni

>20 anni

Dimensione

Media

DS

Media

DS

Media

DS

Orientamento al problema

31

5

32

5

33

6

Attitudine positiva

31

6

32

5

32

6

Sostegno sociale

31

7

31

8

30

7

Evitamento

23

5

22

4

23

5

Orientamento trascendente

21

5

21

5

21

4


Discussione
Il risultato del punteggio totale del COPE-NVI sembrerebbe indicare un buon benessere psicologico degli operatori in Valle d'Aosta e, in particolare, l'area territoriale presenta valori maggiori rispetto all'area ospedaliera.
L'analisi delle singole dimensioni del COPE-NVI indica che gli infermieri utilizzano strategie adattive e funzionali per gestire lo stress, in particolare l'approccio orientato al problema, l'attitudine positiva e il sostegno sociale. Il primo è una modalità in cui l'individuo ha la percezione di poter controllare gli eventi, utilizzando le proprie risorse, mettendo in atto strategie cognitive e comportamentali mirate alla risoluzione del problema. Tale modalità di coping previene da una parte le conseguenze dello stress agendo sulla causa e dall'altra migliora il benessere soggettivo agendo sulla sensazione di autocontrollo.
L'attitudine positiva è quella che può applicarsi anche a situazioni non direttamente controllabili dal soggetto, già avvenute o inevitabili. L'individuo approccia attivamente la situazione stressogena agendo sul proprio autocontrollo o accettando l'accaduto, cosciente dei propri limiti e risorse. La reinterpretazione prevede lo sforzo cognitivo di rielaborazione, sfruttando la critica e il cambiamento di prospettiva per crescere ed imparare. Un'alta frequenza di utilizzo di queste strategie è correlabile con un minor affidamento a strategie di evitamento e con una maggior soddisfazione lavorativa e personale (Welbourne e Eggerth et al. 2007; Ghiyasvandian e Gebra 2014).
Queste strategie adattive e funzionali sembrano essere correlate all'età e all'esperienza: è possibile ipotizzare infatti che una maggior esperienza porti con sé una miglior conoscenza del contesto operativo e una maggior competenza; conseguentemente la sensazione di controllo esperita dal soggetto aumenta e la possibilità di affrontare situazioni sconosciute diminuisce.
Gli individui più giovani hanno invece la possibilità di trovarsi ad affrontare situazioni ancora poco conosciute, con alle spalle un'esperienza limitata: è, quindi, in relazione ai risultati che si può ipotizzare una maggior implicazione di strategie di supporto sociale o di evitamento.
La dimensione del sostegno sociale è da considerarsi risorsa efficace e prevede la ricerca di informazioni, di comprensione e di sfogo emotivo nel gruppo di lavoro.
L'evitamento, invece, è una condizione di helplessness, intesa come impotenza verso eventi percepiti come incontrollabili. In queste circostanze si riducono gli sforzi per trattare la situazione critica, si abbandonano i tentativi di risoluzione, inoltre la persona che utilizza tale modalità di fronteggiamento può tendere ad attuare tutte quelle attività che favoriscono un distacco mentale (distrarsi, sognare ad occhi aperti, dormire più a lungo, «immergersi» nella televisione) fino all'utilizzo di alcool, droghe o farmaci per tollerare lo stress.
Negazione, distacco mentale e comportamentale, se utilizzati come reazione a problematiche professionali, potrebbero essere indicatori di basso coinvolgimento lavorativo ed essere correlati con una minor soddisfazione professionale.
L'ultima dimensione è l'orientamento trascendente che comprende il conforto nella religione e il ricorso all'umorismo: gli individui compresi tra i 30-40 anni e gli over 50 utilizzano con più frequenza la spiritualità rispetto all'umorismo come risposta allo stress.

Le capacità di coping assumono un valore fondamentale all'interno della professione infermieristica e la loro conoscenza e comprensione possono rappresentare una risorsa in più nel ricercare quel benessere organizzativo, che non deve rappresentare un valore accessorio ma un obiettivo da perseguire e raggiungere. Il carico emozionale della nostra professione è elevato, come anche la competenza richiesta per gestirlo, competenza che non deve essere data per scontata ne tanto meno considerata come caratteristica immutabile del singolo individuo. La capacità di gestire i diversi stimoli emotivi, adattandosi e fronteggiandoli, non è solo un'inclinazione naturale ma anche una competenza assimilabile e migliorabile nel tempo ed è elemento importante per la costruzione della relazione d'aiuto, che è parte fondamentale nella professione infermieristica.

 

Gli Autori dichiarano, relativamente all’articolo presente, l’assenza di conflitto di interessi e di non aver ricevuto finanziamenti.
 

BIBLIOGRAFIA

- Beasley M, Thompson T, Davidson J (2003) Resilience in response to life stress: the effects of coping style and cognitive hardiness. Personality and Individual differences, 34 (1), 77-95.
- Fabbri S, Cirio L., Novo T, Padovan A, Facco S, Cominetti L, Mussa MV, Dimonte V, Ghigo E (2014) Il livello di empatia e le strategie di coping in un gruppo di infermieri: un'indagine osservazionale. L’infermiere, 51.4:46-50.
- Ghiyasvandian S, Gebra AA (2014) Coping Work Strategies and Job Satisfaction Among Iranian Nurses, Iran Red Crescent Med J.; 16(6).
- Happell B, Reid-Searl K, Dwyer T, Gaskin CJ, Burke KJ (2013) How nurses cope with occupational stress outside their workplaces. Collegian, 20 (3), 195-199.
- Loukzadeh Z, Bafrooi NM (2013) Association of coping style and psychological well-being in hospital nurses. Journal of caring sciences, 2 (4), 313-9.
- Sica C, Magnia C, Ghisib M, Altoèb GM, Sighinolfia C, Chiria LR, Franceschini S (2008) Coping Orientation to Problems Experienced -Nuova Versione Italiana (COPE-NVI): uno strumento per la misura degli stili di coping. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 14. 1: 27-53.
- Welbourne JL, Eggerth D, Hartley TA, Andrew ME, Sanchez F (2007) Coping strategies in the workplace: Relationships with attributional style and job satisfaction. Journal of Vocational Behavior, 70: 312–325.

Stampa
Condividi su: