IPASVI / ECM / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°4 - 2017 / L'infermiere tra immagine sociale e professionale: esperienze dirette, stereotipi e ruolo dei media - Rivista l'Infermiere N°4
SCIENZE INFERMIERISTICHE

L'infermiere tra immagine sociale e professionale: esperienze dirette, stereotipi e ruolo dei media

di Serena Capone (1), Valentina Sambati (2), Emanuela Montanari (3), Marcello Antonazzo (4)

(1) Infermiera, Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese;
(2) Infermiera, Ospedale Niguarda di Milano;
(3) Psicologa, Azienda USL di Ferrara;
(4) Infermiere, Presidente IPASVI di Lecce

Corrispondenza: marcelloantonazzo@libero.it

RIASSUNTO
Introduzione Nonostante gli sviluppi della professione infermieristica, la maggioranza dei cittadini non conosce le competenze che possiedono gli infermieri, non ha chiara l’essenza dell’assistenza e sono ancora presenti stereotipi non più attuali, anche proposti dai media. L’obiettivo dello studio è di misurare la percezione dei cittadini dell’identità infermieristica con particolare riferimento alle esperienze dirette di conoscenza degli infermieri, agli stereotipi ancora presenti e al ruolo dei media.
Materiali e metodi Nell’ambito della fiera “Expo 2000 – Industria Agricoltura Artigianato del Salento”, tenutasi a Miggiano (Lecce) dal 13 al 16 ottobre 2016, è stato somministrato un questionario costruito da un gruppo di lavoro del Collegio IPASVI di Lecce. E’ stato scelto un campionamento di convenienza.
Risultati I rispondenti al questionario sono stati 180. L’associazione stereotipata infermiere-donna vale ancora per il 30% dei rispondenti. La quasi la totalità degli intervistati ha conosciuto un infermiere (96,7%), principalmente presso strutture sanitarie (72,4%). Nell’89,4% dei casi gli infermieri sono stati descritti con aggettivi con connotazione positiva: il 45,6% riferiti alle capacità relazionali, il 35% a quelle tecnico-professionali e l’8,9% alla capacità di ascolto e aiuto.
Conclusioni Non vi sono evidenze robuste su come superare il divario tra immagine professionale e sociale dell’infermiere. Servono interventi che promuovano la conoscenza diretta dell’infermiere, del ruolo agito e proseguire con una corretta media strategy a livello nazionale.
Parole chiave: infermieri, identità professionale, immagine sociale
 


Nurse’s social and professional image: direct knowledge, stereotypes and media role

ABSTRACT
Introduction Despite the development of nursing profession, most of the people don’t recognise the nurses’ competencies, the assistance essence isn’t clear and various stereotypes are still present, thanks to media too. The aim is to assess citizen’s perception of nurses’ identity with regard to direct knowing experiences, eventual stereotypes and the role of mass media.
Methods During the fair “Expo 2000 – Industria Agricoltura Artigianato del Salento”, held in Miggiano (Lecce) from 13th to 16th October 2016, a questionnaire created by the local Federation of nurses (IPASVI Lecce) has been administered to participants. A convenience sampling was used.
Results Respondents have been 180. The stereotyped nurse-women association has been found in 30% of respondents. The most of participants have met a nurse (96.7%), mainly in health structures (72.4%). Nurses have been described positively by 89.4% of respondents: 45.6% about interpersonal skills; 35% about technical skills; 8.9% about listening and help skills.
Conclusions It isn’t clear how to overcome the gap between social and professional image of nurses. There is the need of interventions to promote the direct knowledge of the nurse’s figure and role and to continue with an adequate media strategy at national level.
Keywords: nurses, professional identity, social image


 

INTRODUZIONE
L’evoluzione costante del ruolo dell’infermiere apre la sfida a guardare più da vicino quale sia la percezione dei cittadini di questa figura e come questa si sia formata e si formi attraverso l’esperienza personale, i messaggi mediatici e i fattori socio-demografici.
Nonostante gli sviluppi della professione infermieristica, la maggioranza dei cittadini non riconosce ancora le competenze che possiedono gli infermieri, come hanno dimostrato studi precedenti: l’essenza della cura non è sempre chiara e gli infermieri sono ancora percepiti attraverso stereotipi non più attuali, anche proposti dai media (Kalisch BJ et al., 2007; Kelly J et al., 2011; Girvin J et al., 2016).
Inoltre, come evidenzia Gordon (Gordon S, 2005), il taglio dei costi sanitari rischia di compromettere le condizioni di lavoro necessarie per offrire una cura e un’assistenza di qualità e di rendere ancora più difficoltosi i rapporti sul posto di lavoro tra le varie figure professionali sanitarie.
Risulta quanto mai necessario promuovere una convergenza più forte tra l’immagine professionale e sociale degli infermieri, anche alla luce del cambiamento demografico sia della popolazione in generale, sia del gruppo professionale degli infermieri, che negli ultimi decenni ha attraversato un’intensa fase di sviluppo anche in senso accademico (Donelan K et al., 2008).
Nella misura in cui la percezione pubblica condiziona le decisioni di interesse professionale, è importante conoscerla, soprattutto se incompleta o inesatta.
In Italia esistono pochi dati nazionali disponibili sulla percezione che i cittadini hanno dell’infermiere e sui fattori che ne definiscono l’identità.
Come si percepisce la professione infermieristica rispetto ad altre opzioni di carriera? Quali notizie e quali messaggi pubblicitari arrivano ai cittadini e alle sotto-popolazioni diverse per età, sesso ed etnia?
Nell’ambito delle politiche professionali finalizzate a esaminare i fattori di sviluppo della professione infermieristica, il Collegio IPASVI di Lecce ha condotto un’indagine per misurare l’immagine sociale della professione infermieristica e le esperienze dirette di contatto con gli infermieri. 

Obiettivo
L’obiettivo dello studio è di misurare la percezione dei cittadini dell’identità infermieristica con particolare riferimento al ruolo, agli stereotipi, alle esperienze dirette di contatto con gli infermieri e al ruolo dei media.

MATERIALI E METODI
Dal 13 al 16 ottobre 2016, a Miggiano (Lecce), il Collegio IPASVI di Lecce ha presenziato alla fiera “Expo 2000 – Industria Agricoltura Artigianato del Salento” con uno stand informativo e Punto di primo intervento infermieristico (PPII) in collaborazione con il Coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria (CIVES) Onlus e il 118 dell’ASL Lecce. Tale incarico viene rinnovato da quindici anni. I visitatori erano invitati a sottoporsi alla rilevazione dei principali parametri vitali (saturazione dell’emoglobina, pressione arteriosa e frequenza cardiaca) e venivano loro illustrate le pratiche di primo soccorso. Nel corso delle quattro giornate di apertura la fiera ha raggiunto circa 40.000 visitatori.
Questa è stata l’occasione per proporre la compilazione in forma anonima di un breve questionario formato da 17 voci.
Il questionario è stato costruito da un gruppo di lavoro costituito all’interno del Collegio IPASVI di Lecce e basato sull’analisi della letteratura internazionale.
E’ stato utilizzato un campionamento di convenienza. L’analisi statistica è stata condotta calcolando le statistiche descrittive; per valutare la presenza di associazione tra le variabili socio-demografiche e il fenomeno in esame è stato utilizzato il test del chi quadro (χ2).Tabella 1. Caratteristiche socio-demografche dei partecipanti
Per l’elaborazione dei dati è stato utilizzato il software Statistical Package for Social Science (SPSS) nella versione 22. La soglia di significatività (p) è stata fissata a 0,05. 

RISULTATI
Sono stati raccolti un totale di 180 questionari.
Le caratteristiche socio-demografiche dei rispondenti sono indicate in tabella 1: più della metà ha un’età superiore o uguale a 46 anni (55%) ed è di sesso femminile (54,4%); quasi tre quarti del campione possiede un diploma di primo o di secondo grado (il 30,6% e il 40,6% rispettivamente), mentre il 19,5% possiede una formazione universitaria o post laurea.
L’associazione stereotipata infermiere-donna vale ancora per il 30% dei rispondenti.
La figura dell’infermiere è nota e la quasi totalità degli intervistati l’ha conosciuta (96,7%); ciò è avvenuto principalmente presso strutture sanitarie, come ospedali e ambulatori (72,4%), mentre per il 14% al domicilio.

Tabella 2. Aggettivi usati per descrivere la fgura infermieristica e compiti a lui attribuiti

Nell’89,4% dei casi gli infermieri sono stati descritti con aggettivi con connotazione positiva (Tabella 2): il 45,6% riferiti alle capacità relazionali (gentile, cortese, educato), il 35% a quelle tecnico-professionali (competente, esperto, capace) e l’8,9% alle capacità di ascolto e aiuto (empatico, accogliente, orientato all’ascolto).

Solo il 10,5% dei rispondenti ha indicato aggettivi con connotazione negativa. Né l’età né il sesso hanno influito sulla scelta degli aggettivi per descrivere l’infermiere.
Il 93% degli intervistati è consapevole che lo svolgimento della professione infermieristica richiede un titolo di studio universitario; la maggioranza dei rispondenti (64,4%) riconosce quali attività dell’infermiere l’assistenza, la collaborazione con il medico e la somministrazione della terapia (41,1%, 13,3% e 10% rispettivamente), mentre il 17,2% ha indicato più genericamente che l’infermiere svolge diverse attività (vedi Tabella 2).
Solo il 58,3% degli intervistati è a conoscenza dell’esistenza della libera professione infermieristica e, di questi, la metà ne ha usufruito al proprio domicilio (Tabella 3).

Tabella 3. Esperienze di conoscenza diretta dell'infermiere

Tabella 4. Influenza dei media sull'idea dell'infermiere/a

Il 63% dei rispondenti è al corrente dell’esistenza di una deontologia professionale che disciplina la pratica infermieristica.
Poco più della metà del campione (51,1%) ha dichiarato di avere ricevuto consigli sanitari da un infermiere, principalmente sulla terapia e sulle medicazioni (23,7%), sugli stili di vita (15,2%) e per la gestione di patologie comuni (10,9%).
Il 20,6% del campione ha eseguito un corso di primo soccorso e nel 21,6% dei casi l’istruttore era un infermiere.
Il 63% circa degli intervistati è consapevole di cosa sia un ambulatorio infermieristico, che è indipendente da quello del medico.
Alla domanda “faresti l’infermiere?” ha risposto affermativamente il 34,4% del campione, motivando la risposta con “mi piace aiutare chi soffre” nel 67,2% dei casi.
Il 65,6% dei rispondenti ha indicato che non farebbe l’infermiere, spiegando che “non sono portato/a, non ho pazienza, sono troppo emotivo/a” nella maggior parte dei casi.
Tra le persone che sceglierebbero l’attività infermieristica come professione, quelle che lo farebbero con la motivazione “perché mi piacciono le discipline mediche” ritengono anche che l’infermiere “collabori/assista il medico” e che sia una figura “competente e capace”; quelli che lo farebbero “perché è un lavoro/professione ammirevole, stimolante, remunerativa”, riconoscono l’assistenza come ruolo principale dell’infermiere e lo hanno descritto perlopiù utilizzando aggettivi quali “gentile e cortese”.
Il 63,3% degli intervistati ritiene che le notizie di cronaca e i programmi televisivi (serie TV), o più in generale i media, abbiano influenzato negativamente la loro idea di infermiere. Tale risultato non è influenzato dal genere.

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
I dati riportati in questa ricerca dimostrano che la professione infermieristica non ha ancora colmato il divario tra la sua immagine sociale e quella professionale, anche per le giovani generazioni. Ciononostante, un intervistato su tre intraprenderebbe la carriera come infermiere; tra chi non lo farebbe, le motivazioni addotte sottendono un riconoscimento delle capacità qualificanti richieste all’infermiere per svolgere il suo lavoro.
Sussistono due evidenti tensioni paradossali nella percezione pubblica della figura dell’infermiere: essa viene riconosciuta affidabile e rispettata per la sua onestà e integrità ma allo stesso tempo non vengono pienamente considerate le competenze e le conoscenze necessarie, la complessità della professione e le sue sfide intellettuali.
La connotazione di genere associata alle professioni del prendersi cura sembra essere ancora forte (Cho SH et al., 2010). Infatti, sono ancora in molti a ritenere che l’infermiere sia un ruolo soprattutto femminile, in quanto si ritiene che l’uomo, rispetto alla donna, possieda minori capacità e attitudine alla cura e all’assistenza infermieristica.
I cittadini (e anche gli stessi infermieri) riconoscono una forte associazione tra la professione infermieristica e l’assistenza; tuttavia, esiste una discrepanza nella sua interpretazione. Gli studi dimostrano che gli infermieri considerano l’assistenza come il fulcro della loro identità professionale, mentre molti cittadini ritengono quest’ultima una qualità quasi esclusivamente femminile. L’importanza del prendersi cura, la complessità e la professionalità necessaria sono aspetti sottovalutati nella nostra società (Ohlén J et al., 1998). Nonostante gli sviluppi tecnologici dell’assistenza sanitaria e della professione infermieristica, il requisito ritenuto ancora più importante per fare l’infermiere è l’attitudine a prendersi cura di altri.
Molti cittadini hanno interazioni con i servizi sanitari e queste forniscono molte opportunità per conoscere il ruolo dell’infermiere. Le organizzazioni dovrebbero essere maggiormente consapevoli che l’inserimento degli infermieri in ruoli educativi e/o dirigenziali rappresenta una forma di comunicazione diretta ed efficace. L’acquisizione di autonomia professionale, le opportunità per l’apprendimento interprofessionale e il confronto tra pari possono aiutare gli infermieri a diventare più visibili all’interno della loro organizzazione e, a livello macro, all’interno della società.
Il cittadino è influenzato positivamente dalla percezione diretta dell’impegno che gli infermieri garantiscono per fornire assistenza qualificata e deve essere in grado di identificarsi con gli infermieri nel lavoro che esercitano (McLean M, 2017). In tale strategia comunicativa si è inserito l’intervento del Collegio IPASVI Lecce alla fiera “Expo 2000 – Industria Agricoltura Artigianato del Salento” di Miggiano (Lecce): attraverso il coinvolgimento e l’interazione con i cittadini in un contesto non sanitario si è voluto far percepire l’utilità sociale dell’infermiere. Inoltre, il cittadino ha osservato la fiducia posta dalle istituzioni verso gli infermieri nella gestione di casi reali e nell’esercizio di competenze educative come le esercitazioni pratiche e nell’autogestione dei sintomi nelle patologie croniche. Si è voluto comunicare l’assistenza non solo come attitudine femminile ma come competenza che garantisce salute.
Gli infermieri devono contrastare gli effetti degli stereotipi e migliorare l’immagine pubblica della propria professione, in quanto influisce sul modo in cui gli infermieri percepiscono se stessi. Infatti, c’è consapevolezza dell’immagine sereotipata della professione trasmessa dai media, che la danneggia. Per dare maggiore visibilità al ruolo infermieristico occorre sviluppare una strategia che utilizzi tutti i canali di comunicazione (social media, Internet, TV, notizie interne, storie di infermieri) per far conoscere l’importanza degli infermieri per la sicurezza e la salute dei cittadini.
La dimensione campionaria è limitata e non probabilistica; ciononostante è stato confermato il divario tra immagine sociale e professionale dell’infermiere anche nelle nuove generazioni. Non vi sono evidenze robuste su come superare tale dicotomia, ma la linea di innovazione su cui basare gli interventi comunicativi dovrebbe comprendere interventi concreti di conoscenza diretta dell’infermiere, accentuando forme di assistenza di alta complessità, e proseguire con un’adeguata media strategy

Finanziamenti: il progetto di ricerca è stato finanziato dalla Federazione Nazionale IPASVI.
 

BIBLIOGRAFIA

- Cho SH, Jung SY, Jang S (2010) Who enters nursing schools and why do they choose nursing? A comparison with female non nursing students using longitudinal data. Nurse Education Today, 30, 180-186.
- Donelan K, Buerhaus P, DesRoches C et al. (2008) Public perceptions of nursing careers: the influence of the media and nursing shortages. Nursing Economics, 26(3), 143-165.
- Girvin J, Jackson D, Hutchinson M (2016) Contemporary public perceptions of nursing: a systematic review and narrative synthesis of the international research evidence. Journal of Nursing Management, 24(8), 994-1006.
- Gordon S (2005) Nursing against the odds: how health care cost-cutting, media stereotyping and medical hubris undermines nurses. Ed. Cornell University Press.
- Kalisch BJ, Begeny S, Neumann S (2007) The image of the nurse on the internet. Nursing Outlook, 55(4), 182-188.
- Kelly J, Fealy GM, Watson R (2011) The image of you: constructing nursing identities in YouTube. Journal of Advanced Nursing, 68(6), 1804-1813.
- McLean M (2017) From being a nurse to becoming a ‘different’ doctor. Advances in Health Sciences Education, 22(3), 667-689.
- Ohlén J, Segesten K (1998) The professional identity of the nurse: concept analysis and development. Journal of Advanced Nursing, 28(4), 720-727.
- Ten Hoeve Y, Jansen G, Roodbol P (2014) The nursing profession: public image, self-concept and professional identity. A discussion paper. Journal of Advanced Nursing, 70(2), 295-309.

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