IPASVI / ECM / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°3 - 2017 / La traduzione in italiano del Fall Risk Questionnaire (FRQ) per l'autovalutazione del rischio di cadute - Rivista l'Infermiere N°3
SCIENZE INFERMIERISTICHE

La traduzione in italiano del Fall Risk Questionnaire (FRQ) per l'autovalutazione del rischio di cadute

di Cristina Caldara (1), Rossella Dell'Aquila (2), Stefano Maestrini (3), Monica Casati (4)

(1) Responsabile, Dipartimento di oncologia ed ematologia, Coordinatore Gruppo aziendale dedicato (GAD) cadute, Direzione Professioni Sanitarie, Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Papa Giovanni XXIII, Bergamo;
(2) Infermiere, Unità di ematologia, Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Papa Giovanni XXIII, Bergamo;
(3) Tutor, Corso di laurea in infermieristica, Università degli Studi di Milano Bicocca, sezione Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Papa Giovanni XXIII, Bergamo;
(4) Dirigente, Ricerca formazione e sviluppo, componente Gruppo aziendale dedicato (GAD) cadute, Direzione professioni sanitarie, Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Papa Giovanni XXIII, Bergamo.

Corrispondenza: ccaldara@asst-pg23.it

RIASSUNTO
Introduzione Le cadute in età senile rappresentano un evento avverso non trascurabile e un’autentica sfida per la sanità pubblica a causa della loro frequenza e gravità; tuttavia, la consapevolezza del rischio di cadute delle persone anziane è spesso bassa. Inoltre, esistono poche scale per l’autovalutazione del rischio di cadute e nessuna è disponibile in lingua italiana. Lo studio ha l’obiettivo di individuare e tradurre in italiano la scala più idonea per l’autovalutazione del rischio di cadute in persone non ricoverate o in regime ambulatoriale (outpatient).
Materiali e metodi E’ stata condotta una revisione della letteratura attraverso le banche dati PubMed, CINAHL, The Cochrane Library e TRIP Database. Una volta identificato lo strumento più idoneo si è proceduto alla traduzione inversa.
Risultati Sono state individuate sei scale di autovalutazione del rischio di cadute. Lo strumento risultato più idoneo per le persone non ricoverate o in regime ambulatoriale è stato il Fall Risk Questionnaire (FRQ) dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta.
Conclusioni Si è scelto di effettuare la traduzione inversa dell’FRQ perché facile e veloce da compilare da parte delle persone anziane. La somministrazione di un questionario di autovalutazione del rischio di cadute, come l’FRQ, combinata a informazioni sulla loro prevenzione, potrebbe portare a una responsabilizzazione del paziente sul rischio di cadute, al suo coinvolgimento nel percorso di assistenza e quindi a migliori esiti di cura.
Parole chiave: valutazione rischio caduta, questionario di autovalutazione, prevenzione delle cadute, assistenza infermieristica, lingua italiana
 


Italian translation of the Fall Risk Questionnaire (FRQ), a fall risk self-assessment tool

ABSTRACT
Introduction The falls in the elderly are an adverse event and a challenge for public health because of their frequency and severity. However, the awareness of the risk of falling in the elderly is low. Furthermore, there are few fall risk self-assessment tools and none in Italian language. The aim of this study is to identify an appropriate fall risk self-assessment tool for outpatients and back-translate it in Italian.
Methods A literature review through PubMed, CINAHL, The Cochrane Library and TRIP Database was carried out. The most appropriate fall risk self-assessment tool has been back-translated.
Results Six fall risk self-assessment tools were found. The CDC’s Fall Risk Questionnaire (FRQ) has been identified as the most suitable tool for outpatients.
Conclusions FRQ has been chosen to be back-translated because of its ease and speed of use in the elderly. The administration of a fall risk self-assessment tool, like FRQ, with an information brochure about falls prevention could led to the patient empowerment and its involvement in the care process, improving outcomes.
Keywords: fall risk assessment, self-assessment, questionnaire, fall prevention, nursing, Italian language


 

INTRODUZIONE
La sicurezza delle persone assistite, in particolare quelle più fragili, è da sempre una prerogativa di tutti i contesti sanitari, da quelli di cura fino a quelli di prevenzione e riabilitazione.
Le cadute sono l’evento avverso più comune negli ospedali, nelle strutture residenziali (Tinetti ME et al., 2010) e anche sul territorio; esse rappresentano il 47,9% degli incidenti domestici, di cui sono vittime soprattutto gli anziani (Ministero della Salute, 2014).
Tuttavia, a oggi non esiste ancora un gold standard per l’accertamento del rischio di cadute delle persone assistite (Hill E et al., 2014).
Alcuni studi hanno dimostrato come rendere centrale la persona assistita nel proprio percorso di cura sia fondamentale nel processo di prevenzione e accertamento delle cadute, riducendone il tasso (Tzeng HM et al., 2015; Haines TP et al., 2011).
La maggior parte delle persone anziane pensa che, con l’avanzare dell’età, cadere sia inevitabile e non è consapevole o sottostima il proprio rischio di cadute perché non è a conoscenza dei propri fattori di rischio (Stevens JA et al., 2010).
Per questo motivo si va sempre più consolidando l’idea che la persona vada educata a riconoscere i propri fattori di rischio e la propria centralità all’interno del percorso di cura (Butcher L, 2013).
L’Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ) nel 2013 ha dichiarato come la responsabilizzazione (empowerment) del paziente e il suo coinvolgimento siano fondamentali per migliorare la sicurezza e la qualità dei risultati in contesti di cura e prevenzione (Ganz DA et al., 2013).
Per promuovere la partecipazione delle persone assistite nel percorso di prevenzione delle cadute, le linee guida del National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE, 2013) raccomandano ai professionisti sanitari di:

  • accertare innanzitutto quali cambiamenti la persona è disposta a mettere in atto;
  • identificare quali sono le barriere da superare;
  • incoraggiare il cambiamento tramite un’adeguata negoziazione tra le parti (Longson D et al., 2013).


Anche i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta hanno promosso intensamente la partecipazione, la responsabilizzazione e il coinvolgimento della popolazione nel mantenimento e nel riacquisto della salute. L’iniziativa si è rivolta anche alla popolazione anziana, la più fragile e di conseguenza quella più esposta al rischio di cadute (Rubenstein LZ et al., 2011), con il programma STEADI (Stopping Elderly Accidents, Deaths & Injuries), lanciato nel 2013 assieme alla brochure Stay Independent – Avoid a Fall! (CDC, 2013; Stevens JA et al., 2013), contenente il Fall Risk Questionnaire (FRQ).
In questo programma rientrano numerosi altri strumenti utilizzabili sia dalla popolazione anziana, sia dai professionisti sanitari che, spesso, non avendo a disposizione metodi e strumenti adeguati, tendono a sotto o sovrastimare il rischio di cadute. 

Obiettivi
L’obiettivo dello studio è di identificare in letteratura uno strumento di autovalutazione del rischio di cadute per persone non ricoverate ed effettuarne una traduzione letterale e culturale in lingua italiana.
Lo studio è stato suddiviso in due fasi:

  • revisione della letteratura per verificare l’esistenza di scale di autovalutazione del rischio di cadute che prevedano in prima istanza l’autocompilazione da parte della persona;
  • la traduzione inversa dello strumento individuato.


MATERIALE E METODI
Revisione della letteratura
Tra marzo e aprile 2016 è stata effettuata una ricerca bibliografica attraverso le banche dati PubMed, CINAHL, COCHRANE e TRIP Database.
Sono state impostate più strategie di ricerca che hanno previsto l’utilizzo di parole chiave, anche combinate tra loro con gli operatori booleani, tra cui: fall risk, patient self-assessment, screening algorithms e self-questionnaire.
La revisione della letteratura è stata condotta da due ricercatori indipendenti (Caldara C, Dell’Aquila R) ed eventuali conflitti sono stati risolti con la discussione tra i due ricercatori.

Criteri di inclusione
Sono stati inclusi tutti gli articoli relativi all’autovalutazione del rischio di cadute nella persona non ricoverata, articoli in lingua inglese e articoli di cui era disponibile il testo integrale.

Criteri di esclusione
Sono stati esclusi gli articoli redatti prima del 2006 e quelli di cui non era disponibile il testo integrale.

Fall Risk Questionnaire (FRQ)
L’FRQ è una lista di controllo (check-list) dei CDC di Atlanta composta da 12 affermazioni, corrispondenti a fattori di rischio, formulate sotto forma di domanda, a ciascuna delle quali corrisponde una descrizione; il rispondente può cerchiare per ciascuna affermazione una risposta affermativa o negativa, corrispondenti alla presenza o assenza del fattore di rischio.
Ogni risposta negativa vale 0 punti; le prime due risposte positive valgono 2 punti (storia precedente di cadute e utilizzo di ausili per la deambulazione) e tutte le altre valgono 1 punto soltanto.
Il punteggio finale può andare da un minimo di 0 punti a un massimo di 14 e la soglia per considerare una persona a rischio di cadute è 4. 

Traduzione inversa
E’ stata effettuata la traduzione inversa dello strumento di valutazione del rischio di cadute ritenuto più idoneo, in questo caso l’FRQ. Il consenso alla traduzione è stato richiesto nel 2016 ai CDC, che lo hanno concesso, senza poi partecipare attivamente al processo metodologico.
La traduzione è stata effettuata tra luglio e settembre 2016 e ha coinvolto cinque madrelingua italiane e due inglesi, di cui tre estranee all’ambito sanitario, per evitare condizionamenti.
La traduzione dello strumento ha avuto come primo obiettivo quello di individuare, a partire dalla lingua originale, il significato culturale equivalente nella lingua desiderata, evitando la traduzione letterale (Sperber AD, 2004). Sono state consultate differenti metodologie di traduzione ed è stata scelta quella proposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con l’aggiunta di alcuni passaggi della metodologia di traduzione “simmetrica” (Sousa VD et al., 2011), che facilita un adeguato confronto tra due lingue di culture differenti e prevede il coinvolgimento nel processo di traduzione di persone estranee al contesto (in questo caso quello sanitario) permettendo di ottenere una traduzione più colloquiale e quindi più vicina ai destinatari finali (Sousa VD et al., 2011). Dalla loro combinazione è derivato un processo a sei step:

  • step 1: traduzione dalla lingua inglese a quella italiana, fatta indipendentemente da tre madrelingua italiane;
  • step 2: le tre traduzioni sono state comparate da una madrelingua italiana con un’ottima padronanza della lingua straniera e ne è stata ottenuta una sintesi;
  • step 3: la sintesi italiana è stata ritradotta nella lingua inglese separatamente da due madrelingua inglesi che non conoscevano lo strumento;
  • step 4: la persona che si è occupata della sintesi allo step 2 ha comparato anche le due traduzioni inverse con lo strumento originale e le ha sintetizzate in un’unica versione;
  • step 5: la versione unica in lingua inglese ottenuta al termine dello step 4 è stata tradotta in italiano da una madrelingua italiana, con ottima conoscenza della lingua inglese, che non conosceva lo strumento originale;
  • step 6: la versione finale è stata somministrata a un campione di 30 persone di età uguale o superiore a 65 anni.


Gli step 1, 3, 5 e 6 sono in comune con la metodologia di traduzione proposta dall’OMS, seppure con alcune differenze: allo step 1, la traduzione è stata effettuata da tre madrelingua italiane anziché una; allo step 3, la traduzione è stata effettuata da due madrelingua inglesi anziché una; allo step 5, la versione tradotta finale veniva definita da una madrelingua italiana anziché da un gruppo di esperti bilingue; infine, gli step 3 e 5 sono stati invertiti rispetto alla metodologia originale, ovvero prima si è ottenuta la versione definitiva e dopo è stata effettua la traduzione inversa.
Tutte le traduzioni sono state redatte attenendosi, per quanto possibile, alla versione originale e si è prestata attenzione all’utilizzo di una terminologia il più adeguata possibile e di un lessico piuttosto semplice e comprensibile per risultare di facile impiego nella popolazione anziana. 

RISULTATI
Risultati della ricerca bibliografica
La ricerca bibliografica ha consentito di reperire 3.820 voci bibliografiche. In seguito alla selezione, in base ai criteri stabiliti, sono stati inclusi 11 documenti. Sono stati esclusi: 3.684 studi dopo la lettura di titolo e/o abstract; 16 articoli perché duplicati; 105 articoli perché ritenuti non pertinenti; 2 perché inerenti a scale di valutazione del rischio di cadute pediatriche; 2 perché riguardanti scale di valutazione utilizzate in contesti clinici specifici (pazienti con disturbi cardiovascolari o con patologie oncologiche).
Gli 11 documenti inclusi sono 5 revisioni della letteratura, uno studio caso-controllo, uno studio prospettico di coorte e uno studio prospettico qualitativo; dei restanti 3 articoli il disegno dello studio non era specificato.
Sono state individuate sei scale di autovalutazione del rischio di cadute:

  • CAREFALL Triage Instrument (CTI) (Boele Van Hensbroek P et al., 2008; Van Nieuwenhuizen RC et al., 2009)
  • Fall Risk Questionnaire (FRQ)/Fall-Risk Self-Assessment (Phelan EA et al., 2015; Tzeng HM et al., 2015; Stevens JA et al., 2013; Rubenstein LZ et al., 2011; Vivrette L et al., 2011)
  • Fall Risk Assessment & Screening Tool (FRAST) (Oxman Renfro M et al., 2011)
  • Fall Risk Screening Tool (Fielding SJ et al., 2013)
  • Falls Screening and Referral Algorithm (FSRA) (Lawson SN et al., 2013)
  • Self-Assessment of Fall Risk (SAFR) (Sitzer V, 2016)


In tutte le sei scale ricorrono tre fattori di rischio, che potrebbero esporre maggiormente la persona alle cadute: la storia precedente di cadute, la tipologia e il dosaggio della terapia farmacologica assunta e il grado di mobilità della persona.
Le alterazioni visive vengono accertate in tutte le scale di autovalutazione a esclusione della SAFR e dell’FRQ e l’incontinenza viene esclusa dalla valutazione solamente nelle scale FRAST e FSRA.
I fattori di rischio che, invece, risultano meno considerati e che ricorrono soltanto in poche scale di autovalutazione sono: il sesso e le condizioni della persona, l’ipotensione ortostatica, lo stato cognitivo, l’abitare da soli, le circostanze delle cadute, l’andatura e la difficoltà ad alzarsi dalla sedia.
In Appendice 1 sono illustrati i principali fattori di rischio delle cadute che vengono valutati dalle scale considerate
Per effettuare la scelta della scala più idonea da tradurre e da applicare nel nostro contesto sono stati analizzati e discussi anche i limiti delle singole scale (Tabella 1).

Tabella 1. Sinossi dei limiti delle scale di autovalutazione reperite in letteratura


L’FRQ (vedi) è stata identificata come la scala di autovalutazione del rischio di cadute più idonea per le persone non ricoverate e ritenuta di facile e veloce compilazione da parte delle persone anziane (CDC, 2013). 

Traduzione inversa dell’FRQ
Durante il processo di traduzione inversa si sono ottenute sette traduzioni intermedie, di cui quattro in lingua italiana e tre in lingua inglese, e una traduzione definitiva, in lingua italiana.
In appendice 2 è riportata la versione definitiva tradotta in italiano.
La sintesi italiana ottenuta al termine dei primi due step è risultata simile alle prime versioni tradotte (st 1), differendo soltanto nell’utilizzo di alcune parole e nella formulazione di alcune affermazioni, senza modifiche del significato originale. La sintesi in inglese ottenuta allo step 4 è risultata sovrapponibile allo strumento originale per la maggior parte delle voci.
La versione del questionario in italiano ottenuta allo step 5 differisce in alcune voci da quella ottenuta allo step 2 pur non essendo cambiato alcun significato. 

DISCUSSIONE
Per l’accertamento del rischio di cadute delle persone al domicilio o in regime ambulatoriale esistono poche scale di autovalutazione; di queste nessuna è mai stata riadattata per un eventuale utilizzo nel nostro paese. Tuttavia, la maggior parte di queste non sono sempre applicabili in ogni circostanza a causa del tempo necessario per la loro compilazione, della complessità con cui sono strutturate e delle peculiarità che caratterizzano alcune di loro. Infine, alcune condizioni particolari, come il decadimento cognitivo, possono ostacolare l’autovalutazione.
L’FRQ è risultato lo strumento più idoneo e nello studio di validazione di Rubenstein e colleghi (Rubenstein LZ et al., 2011) è risultato essere sensibile (96,8% per lo strumento originale e 100% dopo la seconda revisione) e specifico (66,7% per lo strumento originale e 83,3% dopo la seconda revisione) e in grado di classificare a rischio la popolazione anziana che vive da sola al domicilio al pari di una valutazione clinica e di contribuire adeguatamente a una prevenzione efficace; può anche essere utilizzato come strumento per rendere le persone maggiormente consapevoli dei propri fattori di rischio di caduta. Tuttavia, è bene sottolineare che lo studio di validazione è stato effettuato su un campione limitato di volontari (n=40) (Rubenstein LZ et al., 2011).
L’FRQ tradotto in italiano mantiene le stesse modalità di presentazione e di compilazione della versione originale e gli stessi vantaggi: può essere compilato direttamente dalla persona assistita consentendole di acquisire consapevolezza del proprio rischio di cadute; è di facile comprensione poiché utilizza termini accessibili anche per la popolazione che non fa parte del settore sanitario; è di facile impiego anche in un contesto per acuti o in ambito domiciliare e ambulatoriale, a differenza di strumenti quali il Timed Up and Go test, più complesso, specifico e lungo da compilare e che richiede il supporto di professionisti esperti in materia anche per l’interpretazione dei risultati; è di rapida compilazione (circa 7 minuti); ogni voce presenta una descrizione, permettendo al rispondente una comprensione chiara di quello che sta compilando; infine, è maneggevole anche per i professionisti sanitari che devono interpretare i dati.
L’FRQ, tuttavia, non è privo di limiti: essendo stato sviluppato per un’autovalutazione della persona assistita, non può essere utilizzato per persone con compromissione dello stato cognitivo e nella popolazione più giovane, poiché specificatamente indirizzato alle persone di età uguale o superiore a 65 anni. Inoltre, è stato originariamente concepito per un utilizzo da parte della popolazione anziana nel contesto territoriale. 

CONCLUSIONI
L’FRQ si propone come uno strumento maneggevole, appropriato e di semplice utilizzo dalla popolazione anziana per un eventuale impiego nel contesto territoriale (Rubenstein LZ et al., 2011); inoltre, permette di acquisire consapevolezza sul proprio rischio di cadute.
Pur non esistendo un gold standard, la consegna alla persona assistita, al momento della presa in carico, di una scala di autovalutazione del rischio di cadute e, in seguito, di una brochure informativa contenente alcuni consigli per la prevenzione potrebbe favorire la sua responsabilizzazione e il suo coinvolgimento nel percorso di assistenza (Vivrette L et al., 2011), con un possibile miglioramento degli esiti cura.
 

BIBLIOGRAFIA

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Appendice 1. Sinossi dei fattori di rischio accertati nelle scale di autovalutazione reperite in letteratura

 

Appendice 2. Traduzione italiana defnitiva della scala di autovalutazione Fall Risk Questionnaire (FRQ)

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