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EDITORIALE

Federazione Ipasvi: il programma per il 2017

di Barbara Mangiacavalli

Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi

Nel corso degli ultimi decenni il sistema sanitario italiano, di cui il Ssn è una componente fondamentale, è stato attraversato da alcune dinamiche che lo stanno trasformando profondamente e che ne riconfigureranno strutture e modalità di funzionamento.

Conoscere ed interpretare le trasformazioni strutturali dello scenario è fondamentale, in quanto l’ambiente di riferimento rappresenta il “terreno di gioco” per le strategie di sviluppo della professione infermieristica e del suo posizionamento.

Per arrivare a definire un orizzonte per lo sviluppo della professione infermieristica occorre da un lato soffermarsi a valutare la strada fin qui percorsa, dall’altro interrogarsi sull’opportunità di rafforzare i percorsi, crearne di nuovi e strutturare modalità e strumenti per il raggiungimento di obiettivi strategici.

Una serie di “dati di realtà”, diffusi in tutto il territorio nazionale e validati da osservatori internazionali, testimoniano con chiarezza la progressiva accelerazione di alcune spinte intrinseche e di taluni processi di sistema con cui tutte le professioni sanitarie devono “fare i conti”.

Oggi si deve rispondere a una domanda di salute in cambiamento (cronicità e territorialità), ai nuovi paradigmi culturali e organizzativi (la trasformazione delle UU.OO. e le operations), si deve promuovere l’attenzione ad aspetti qualitativi nei processi di erogazione dei servizi/assistenza lontani dalla cultura medica e migliorare la sostenibilità del Ssn e del sistema sociosanitario in genere, offrendo opportunità e prospettive di carriera al mondo delle professioni.

Il rapporto Oasi 2016 del Cergas Bocconi segnala un indebolimento della dominanza medica, in parte ascrivibile a dinamiche di carattere generale che attengono al mondo delle professioni nel loro insieme o alle trasformazioni interne alla stessa professione medica, ma per una parte rilevante indotta dall’ascesa in termini di status e di potere della professione infermieristica. Secondo Oasi 2016 la domanda di riconoscimento e legittimazione del proprio ruolo espressa dagli infermieri, non solo inizia a trovare sempre più ampio accoglimento, ma si esprime spesso proprio sul terreno organizzativo, attraverso la costituzione di unità di matrice infermieristica o la definizione di responsabilità multidisciplinari.

In Italia rispetto agli altri principali Paesi europei, il numero di medici è inferiore solo alla Germania dove medici e infermieri sono più numerosi rispetto alla media europea. All’opposto c’è la Spagna, dove il numero di medici e infermieri per 1.000 abitanti è inferiore agli altri Stati. In Francia e nel Regno Unito un numero minore di medici rispetto all’Italia è compensato da un maggior numero di infermieri, segnalando un approccio differente alle cure.

Per questo a luglio 2016 la Federazione, nell’ambito del Progetto Joint Action on Health Workforce Planning and Forecasting, ha proposto, per determinare il fabbisogno delle principali professioni nei prossimi anni, tre scenari con un incremento del numero degli infermieri. L’obiettivo è posizionarsi nel tempo breve su un incremento di 60mila unità per raggiungere nel tempo medio le 90mila, tenendo presente che l’urgenza reale sarebbe di circa 47mila unità, sia considerando le necessità del territorio e del nuovo modello di Ssn che si sta via via disegnando, sia per far fronte alla richiesta legata all’orario di lavoro secondo le norme europee.

Si tratta di una situazione difficilmente ripetibile, in costante evoluzione, che richiede un sostanziale riposizionamento delle professioni sanitarie, anche di quelle storicamente più consolidate (i medici).

In questo contesto, le azioni delle forze presenti sul campo si influenzano reciprocamente, determinando un necessario riposizionamento degli attori, secondo il principio della rimodulazione degli equilibri di potere e di influenza.

Il nuovo professionalismo, secondo Willem Tousijn si basa sul cambiamento di quattro elementi nelle pratiche lavorative:

  1. Nuovo rapporto con il paziente: più coinvolgimento e più partecipazione

  2. Nuovi rapporti inter-professionali: indebolimento delle “giurisdizioni professionali”, ruoli più flessibili, confini più permeabili, crescita degli altri professionisti, lavoro in equipe

  3. Auto-regolazione collettiva e accountability: linee-guida (EBP), lavoro di gruppo, partecipazione dei laici

  4. Assunzione di funzioni manageriali: progettazione, pianificazione, linee-guida e protocolli, monitoraggio, valutazione, formazione. I ruoli ibridi.


L’elemento tradizionale che permane è la competenza tecnica specialistica, fondato su un corpus di conoscenze scientifiche.

Lasciando aperti e “non presidiati”, per molto tempo, gli spazi progettuali, politici e di sviluppo, si corre il rischio di renderli maggiormente appetibili per altri, spesso caratterizzati da un maggiore “senso di appartenenza e di status professionale”.

La necessità di consolidare e rendere più esplicite le scelte strategiche della professione risulta condizionata dall’insieme delle azioni e delle posizioni che altre professioni stanno assumendo; a questo scopo occorre tenere presente che in un contesto in rapido cambiamento, che alimenta possibili minacce per il potere storicamente consolidato di alcune professioni, le pressioni competitive si fanno più intense e anche le “finestre di opportunità” possono chiudersi o mutare rapidamente.

A fronte di questa accelerazione gli infermieri si trovano in una posizione di “relativo privilegio”, avendo notevoli “carte da giocare” all’interno di questa finestra di opportunità; anche se il compito non è certamente facile.

In tale contesto, vanno prese in considerazione due questioni preliminari al fine di poter avere una chiave di lettura dei fenomeni il più completa possibile: 1) il sapere e la professione; 2) non c’è solo il Ssn.

Nella prima questione, un assunto implicito vede nell'infermiere il solo interprete autentico autorizzato alla applicazione del sapere infermieristico; ne deriva come implicazione che ogni aumento del fabbisogno di sapere infermieristico (ambiti e condizioni nelle quali il sapere può essere utilmente applicato) richiede un aumento di infermieri.

In questo senso la professione è chiamata a scegliere un proprio posizionamento (tanti o pochi infermieri a parità di fabbisogno di sapere infermieristico), le responsabilità prevalenti (non esclusive) vengono meglio distinte tra chi deve consolidare, allargare, presidiare il sapere (Comunità scientifica/Accademica), chi deve difendere, sviluppare e valorizzare la professione (Collegi) e chi deve rappresentare i professionisti e i loro punti di vista nel contesti organizzati (sindacati).

Per la seconda questione, come ormai noto e dichiarato da più studi nazionali e internazionali, il terreno degli infermieri non è solo quello delle organizzazioni del Ssn, ma anche quello delle organizzazioni private che operano per il SSN e in regime di mercato, senza dimenticare che una parte, in crescita, dell'offerta pubblica è rivolta al mercato.

Gli scenari possibili sono quattro.

C’è quello tradizionale preso a riferimento dalla professione: in questo circuito le dinamiche prevalenti sono politico/istituzionali, si possono "imporre" disegni e soluzioni dall'alto, la tendenza è quella di una diminuzione del suo peso quantitativo per gli infermieri (esternalizzazione del lavoro infermieristico e aumento del finanziamento privato).

In un circuito differenziato invece coesistono dinamiche alimentate dalla compressione dei budget delle strutture "convenzionate": spinta al "demansionamento" per evitare chiusure (centro sud, strutture piccole); valorizzazione infermieri in soluzioni innovative che dimostrano di funzionare (es. H per intensità e complessità); più intensa spinta sostituzione alla Infermieri/Oss.

Il terzo scenario può essere definito dell’innovazione ed è probabilmente il vero mercato di sbocco per gli infermieri in due prospettive: la domanda di integrazione delle famiglie per cronicità e non autosufficienza (infermieri che ricuciono e integrano) e ambulatori infermieristici; non bisogna poi dimenticare le opportunità offerte da assicurazioni e fondi (circa 4 miliardi).

Infine c’è il circuito “libero”. Oggi è il terreno della libera professione, ma sta diventando sempre più "attività delle aziende sul mercato” e si tratta di valutare quali opportunità esistono in questa trasformazione per gli infermieri.

In questo scenario le direttrici di lavoro sono quattro.

ESERCITARE AL MASSIMO DELLE POTENZIALITA'
la tensione verso l'allargamento del perimetro per la professione deve essere accompagnata da una pratica che "saturi" effettivamente le potenzialità già presenti nel perimetro stesso.

ESERCITARE IN SICUREZZA E BENESSERE
le condizioni istituzionali, organizzative e operative nelle quali la professione opera devono essere tali da garantire serenità e sicurezza per i professionisti e i pazienti.

ESERCITARE IN UNA PARTNERSHIP EFFETTIVA CON LE ALTRE PROFESSIONI
la collaborazione multiprofessionale attorno ai bisogni dei pazienti e delle collettività rappresenta un orizzonte obbligato per la sanità, legittimazione, rispetto e riconoscimento reciproco sono la base di tutte le collaborazioni.

ESERCITARE ORIENTATI AL FUTURO
nell'affrontare i problemi dell'oggi bisogna guardare allo scenario futuro a partire da una visione di come potrebbe evolvere la professione nei prossimi decenni, come far convivere una professione "spinta da passato" con una professione "tirata dal futuro”.

Per ottenere questi risultati nel 2017 ci siamo dati dodici obiettivi:

  1. Riempire il perimetro proprio della professione

  2. Presidiare il riconoscimento delle competenze specialistiche

  3. Consolidare, presidiare ed allargare il sapere infermieristico

  4. Migliorare lo skill mix a favore di un progressivo task shifting

  5. Ripristinare livelli organizzativi sicuri per pazienti ed operatori

  6. Iniziare il percorso per definire standard professionali

  7. Iniziare il percorso per definire esiti ed outcome infermieristici

  8. Favorire il confronto e rendere possibile l’integrazione con le altre professioni

  9. Sviluppare la leadership clinica degli infermieri

  10. Proporre agenda setting su questioni centrali come gli organici e la formazione in base a scenari di medio periodo e capace di scovare nel presente i semi del futuro e di coltivarli

  11. Qualificare lo status ed il ruolo degli infermieri ed accrescere la loro capacità progettuale

  12. Rafforzare il ruolo dell’ente ordinistico a livello provinciale, regionale e nazionale.


In questo senso stiamo mettendo in campo precise azioni che vanno dalla richiesta di attivazione di un tavolo di concertazione con le professioni sanitarie come previsto dal comma 566 a quella di incontri tra comitati centrali delle Federazioni, dalla definizione delle modalità di sviluppo e di presidio delle aree di confine per lo sviluppo delle competenze all’attivazione azioni di concerto con interlocutori che a vario titolo, sono coinvolti nei contesti organizzativi (rappresentanze sindacali, Fiaso, Federsanità-Anci, Confcooperative, Uneba, Aiop, Aris, Ispettorato del lavoro, ministero del Lavoro, ministero della Salute).

Intendiamo poi sviluppare programmi di presa in carico condivisi, attivando gruppi di lavoro e di progetto e attivando tavoli e gruppi di lavoro congiunti e così via in un preciso elenco di azioni e strumenti.

Gli obiettivi sono molti, ma uno deve essere ben chiaro: quello di sostenere e valorizzare l'infermieristica e le funzioni, i ruoli e le competenze dei professionisti infermieri e declinare con i Collegi provinciali i ruoli, le funzioni, le competenze infermieristiche e le correlate autonomie e responsabilità della nostra professione.

 

(Dalla Relazione programmatica 2017, presentata al Consiglio nazionale del 17 dicembre 2016)

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