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Nuovi Collegi provinciali: un voto essenziale per la professione

Nuovi Collegi provinciali: un voto essenziale per la professione

L’autunno 2017 è – dopo tre anni dalle elezioni 2014 – il momento di avvio della creazione dei nuovi Consigli e dei nuovi vertici dei Collegi provinciali.

Un momento che assume i toni della conferma per chi ha ben operato o della discontinuità per scelte diverse che si differenziano da quelle precedenti, ma che devono essere sempre legate alla qualità dell’azione svolta e da svolgere.

È il momento – vorrei sottolineare con forza – in cui ogni infermiere deve analizzare dentro sé stesso ciò che è stato negli ultimi tre anni e quello che vorrebbe sia nei prossimi tre. Ma soprattutto deve farlo con il proprio cuore, i propri occhi e il proprio pensiero, senza che nulla e nessuno possa intromettersi nella sua scelta.

Al momento del voto – e tutti dovrebbero votare perché la professione si tutela anche così: è un diritto, una possibilità di conferma o cambiamento, ma anche un dovere: la Federazione mette in evidenza date e luoghi del voto sul suo sito per ogni singolo Collegio – chi sceglie sta scegliendo una leadership a cui affidare il compito di tutela e crescita della professione.

Le critiche e le osservazioni sono materia facile da portare avanti, le lodi e i riconoscimenti mai. Critiche e osservazioni, siano esse spontanee, siano guidate da chi le utilizza per distruggere e non per costruire, possono però anche avere il loro fondamento in problemi reali che i professionisti hanno dovuto affrontare nel loro percorso e allora è giusto che diventino un vero e proprio “voto” per chi magari è rimasto inerte davanti ai problemi della professione.

Ma non devono mai trasformarsi nell’arma di chi guarda oltre tali orizzonti: in questo modo si limitano quelli professionali per cercare di raggiungere uno status spesso personale, che con la professione ha poco a che fare.

Ha detto Amartya Sen, economista e filosofo indiano, professore alla Harvard University e premio Nobel per l’Economia 1998, specializzato nell’analisi dell’economia del benessere sviluppando un approccio nuovo alla teoria dell’uguaglianza e della libertà personale: “Non dobbiamo mai permettere che la nostra mente sia divisa in due da un orizzonte”. Soprattutto, aggiungo, se questo orizzonte è il “dito” dietro cui si vuole nascondere la luna da parte di chi non lascia spaziare perché non vuole farlo, lo sguardo e il pensiero altrui.

Questo vuole dire che nessuno mai, nel momento della scelta, al momento del voto, dovrebbe dare agli altri un punto “da fissare” per vedere cose che possono non essere dentro di noi, ma che facilmente possono suggestionare e condizionare le nostre scelte. E ovviamente nessuno mai dovrebbe “fissare un punto” che non sia quello dettato dalla propria coscienza e dal proprio pensiero.

È bene ricordare che nessuna leadership è fatta di regole, ma della capacità di chi è leader di essere nel cuore delle cose, delle persone. Un vero leader deve essere quello che fa la differenza nel successo di un’organizzazione, facendo sentire le persone che ne fanno parte al centro, perché sia dato pieno significato al loro lavoro, al loro agire.

Il nuovo modello di sanità su cui tutti ci battiamo perché sia la base dell’assistenza moderna, è anche questo: un infermiere (leader) che sia in grado con la sua professionalità di far sentire il paziente al centro di una comunità professionale che opera con lui e per lui.

Su questo dobbiamo ormai essere tutti d’accordo. E allora, traslando il concetto nella scelta legata al voto per il rinnovo dei Collegi, significa che chi sarà scelto per essere leader, deve essere in grado di farci sentire al centro della nostra professione e non “strumenti” di altre scelte, dettate da altri scopi e che spesso hanno altri fini rispetto a quello primario di difendere e accrescere la professionalità di tutti e allo stesso modo.

In questo l’analisi che ognuno di noi deve condurre dovrà essere molto seria e attenta.

Scriveva Eisenhower che la qualità più importante di un leader è senza dubbio l’integrità. “Senza di essa – ha detto il presidente degli Stati Uniti che ha saputo dirigere e coordinare da leader gli eserciti alleati impegnati contro il Terzo Reich – non è possibile alcun successo. Se infatti i suoi compagni (del leader, ndr) si accorgono che è falso e che ha mentito riguardo la sua integrità, egli nelle vesti di leader fallirà. I suoi insegnamenti e le sue azioni devono graduare gli uni con le altre e, dunque, l’integrità deve essere per lui il primo proposito”.

Questo dovremmo analizzare al momento della scelta: se coloro i quali stiamo scegliendo sono integri, sono davvero sé stessi e non alias di qualcun altro, sono sinceri.

Ma attenzione, parliamo di leader e non di capi.

Il capo non getta ponti, si tiene a distanza dagli altri e non lascia mai che l’umanità entri nel lavoro. Un leader costruisce un rapporto con le persone con cui lavora e collabora, arrivando anche a dare concretamente e personalmente il suo aiuto quando si manifestano difficoltà. Sa mettersi in gioco.

Il capo pensa per sé, lavora per sé e personalizza il lavoro di squadra. Il leader pensa per tutti e sa che ogni risultato è frutto dello sforzo collettivo.

Il capo controlla ogni cosa per mancanza di fiducia o sospetto nelle capacità altrui. Il leader delega con serenità e con aspettative costruttive ai suoi colleghi, ritagliando spazi per farli crescere proprio attraverso la responsabilità personale.

Il capo punta al breve termine e vive tutto con ansia e senza una visione di insieme. Il leader non si ferma davanti agli ostacoli, guarda al risultato per quanto distante o magari irraggiungibile sia anche nel corso del suo mandato.

La preoccupazione fondamentale del capo è l’obiettivo e per questo incanala ogni individuo nella sua personale strada per raggiungerlo. Il leader guarda alle persone perché sono queste la sua reale fonte di soddisfazione.

Noi infermieri abbiamo bisogno di un leader o di un capo nel rinnovo dei vertici dei nostri collegi? La scelta, come ho premesso, è dentro di voi, dentro di noi.

Per concludere, restando in tema di visioni che i grandi personaggi della storia hanno della capacità di essere guida per altri e per sottolineare ancora il bisogno che ognuno di noi scelga dentro sé stesso e non in base ad apparenze o suggestioni, Gandhi scriveva: “Un leader è solo il primo tra uguali. Qualcuno deve essere messo al primo posto, ma non per questo è, e non dovrebbe essere, più forte dell’anello più debole della catena. Una volta fatta la nostra scelta, dobbiamo seguirlo o la catena si spezzerà e tutto sarà perduto”.  

Tre anni passano in fretta, ma sono anche lunghi e presuppongono idee e ideali per disegnare percorsi di lancio e rilancio della nostra professione. Sta a noi scegliere chi davvero questi disegni non sa solo farli sulla carta, ma sa anche seguirli e perseguirli nella realtà, in prima persona, con proprie responsabilità e con la coscienza, la consapevolezza e la capacità di cui gli infermieri sono capaci.

E sta a noi soprattutto scegliere, andando a votare tutti, compatti e soprattutto con idee e volontà chiare perché la nostra professione parte da noi e dalle basi che sapremmo darle. Votare – e farlo bene - è essenziale per il nostro futuro.

Barbara Mangiacavalli
Presidente Federazione nazionale Collegi Ipasvi

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