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Tagli alla spesa: la sanità ha già dato
14/06/2012 - Il nostro sistema pubblico “costa” un quarto meno che in Germania e Francia. Con nuovi ticket oltre 42 mila famiglie rischierebbero la povertà. Il Rapporto Ceis-Tor Vergata.
Chiedere ancora “sacrifici” alla sanità italiana rischia di tradursi in un impoverimento per decine di migliaia di famiglie italiane, senza che ve ne sia una fondata giustificazione. Sembra essere questo il messaggio che viene dal Rapporto Ceis-Tor Vergata, presentato oggi a Roma.
Spesa sanitaria in calo. Innanzitutto non è affatto vero che il nostro sistema sanitario assorba più risorse degli altri grandi Paesi d'Europa. È vero, infatti, che il finanziamento del Ssn è cresciuto in termini nominali nell’ultimo quinquennio, seppure con tassi via via inferiori. Ma soprattutto, fa notare il Ceis, se si depura il dato dalla variazione dei prezzi, si registra addirittura un decremento in termini reali nel 2008 (-0,9%) e nel 2010 (-0,6%). Se, invece, si guardano i valori di spesa, il differenziale rispetto all'Europa risulta evidente e crescente: -26,1% (-16,9% nel 1990) rispetto agli altri Paesi dell'Eu6 (Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi).
Viste le differenze «eclatanti» e dato che gli italiani non stanno mediamente peggio degli altri europei, ne conclude il Rapporto, «mancano indizi che possano far pensare che l’assistenza sanitaria italiana sia gravata da un tasso di inefficienza economica rilevante, tale da giustificare riduzioni ulteriori di spesa dell’ordine del 10%», come previsto nella manovra estiva del 2011.
I ticket condannano alla povertà. Nel Rapporto è stato anche simulato l’effetto sui bilanci delle famiglie di un inasprimento dei ticket, posto «prudenzialmente» a 2 miliardi (per il 45% a carico dei farmaci, per il 45% della specialistica e il restante 10% a carico del pronto soccorso). Il risultato è che oltre 42.000 famiglie rischierebbero di impoverirsi per le spese sanitarie.
Non autosufficienza: finanziamenti persi in mille rivoli. La spesa per la non autosufficienza sfiora quota 15 miliardi, ovvero quasi l’1% del Pil, valore non distante da quello medio degli altri Paesi europei che hanno un'assicurazione sociale per la non autosufficienza. Il problema, però, è che scontiamo una carenza organizzativa che parte da una non compiuta definizione dei Liveas (i Livelli essenziali di assistenza sociale), come anche della vera e totale riunificazione dell’assistenza sociale e sanitaria, necessaria per garantire all’individuo una presa in carico integrata. Il rischio, precisa il Rapporto, è che il sistema sanitario «non riesca a spogliarsi della sua natura clinico-centrica, e rincorra la “cura” e, come corollario, l’erogazione di beni e servizi sanitari», mentre dovrebbe invece «concentrarsi nel “care”, ovvero nell’affiancamento alle famiglie (che rimangono, ed è bene sia così, il primo nucleo di assistenza alla dipendenza)».
Spending review: insostenibili altri tagli in sanità. È un problema di scelte. I ricercatori del Ceis premettono che non c’è nulla di sbagliato nella spending review come strumento di lavoro. Ma, avvertono, per quanto riguarda la sanità, i margini di azione sono davvero limitati. A meno che non si decida di tagliare i servizi o di spostare una consistente quota di spesa sui bilanci delle famiglie italiane, per esempio aumentando ancora i ticket o scegliendo di escludere alcune prestazioni dal sistema sanitario pubblico (come l’assistenza farmaceutica o quella specialistica) per affidarle, eventualmente, ad altre forme di copertura.
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