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Rischio di disturbo post trauma per i terremotati dell'Emilia
31/05/2012 - L'allarme della psichiatra: "Purtroppo in Italia si esprime una solidarietà totale nelle fasi iniziali di questi eventi che poi, progressivamente, scema".
"Il disturbo post traumatico da stress ha una fase acuta e una cronica, giustificata dalla grande paura subita e da un lutto, non necessariamente fisico. Chi perde la propria abitazione, spesso, si sente privato della sua stessa identità”. È lapidaria Donatella Marazziti, docente di psichiatria all'università di Pisa in una dichiarazione pubblicata oggi sulla testata online "Sanità News", a proposito della valutazione del rischio di disturbo post trauma per i terremotati dell'Emilia Romagna.
Durante le catastrofi, infatti, malgrado la vicinanza di tutti e gli sforzi compiuti dalle persone impegnate ad aiutare le popolazioni (e fra i primi, gli infermieri, come testimoniano le pagine del nostro portale), a L'Aquila, tre anni fa, il 70% delle persone che subirono lutti e perdite di abitazioni sviluppò il disturbo post-traumatico da stress.
“Oggi, dunque, c'è il serio rischio che la cosa si ripeta in Emilia, e, per questo motivo sarebbe opportuno intervenire subito, con un piano coordinato da psichiatri che preveda un sostegno integrato alle popolazioni”, ha spiegato Marazziti.
“Oggi, dunque, c'è il serio rischio che la cosa si ripeta in Emilia, e, per questo motivo sarebbe opportuno intervenire subito, con un piano coordinato da psichiatri che preveda un sostegno integrato alle popolazioni”, ha spiegato Marazziti.
Studi comparati sul post Aquila hanno dimostrato come si possa arrivare a questa percentuale enorme per un disturbo che provoca alterazioni del comportamento, flashback, reazioni fobiche e depressive in relazione ad una costante paura di rivivere l'evento traumatico.
Secondo l'esperta, "purtroppo, in Italia si esprime una solidarietà totale nelle fasi iniziali di questi eventi che poi, progressivamente, scema. Invece, è necessario che la protezione civile chiami esperti di psichiatria a coordinare il lavoro degli psicologi e ad organizzare piani di sostegno integrato che non si esauriscano in poche settimane. Oltre alla ricostruzione delle strade, delle case e di quant'altro, c'è la necessità di costruire una forte rete sociale che porti ad una condivisione del dolore tra gli sfollati".
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Secondo l'esperta, "purtroppo, in Italia si esprime una solidarietà totale nelle fasi iniziali di questi eventi che poi, progressivamente, scema. Invece, è necessario che la protezione civile chiami esperti di psichiatria a coordinare il lavoro degli psicologi e ad organizzare piani di sostegno integrato che non si esauriscano in poche settimane. Oltre alla ricostruzione delle strade, delle case e di quant'altro, c'è la necessità di costruire una forte rete sociale che porti ad una condivisione del dolore tra gli sfollati".
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