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Professioni in "Ordine", contratto in disordine

Professioni in "Ordine", contratto in disordine

20/12/2017 -  Barbara Mangiacavalli rilancia l'approvazione del Ddl Lorenzin e interviene sul contratto sollecitando Aran e sindacati a prevedere regole che diano dignità alla professione, "dimenticata" come per tutte le altre professioni sanitarie dalla legge di Bilancio che ha concesso il recupero della Ria e la stabilizzazione solo ai dirigenti medici e sanitari e al personale della ricerca.

Contratto: è il sindacato a condurre la trattativa, e la Federazione per sua natura non può sovrapporsi a questo tipo di attività. Poiché però si parla comunque di professione un intervento è d’obbligo arrivati a questo punto, mentre siamo ancora sul filo del rasoio per quello che dovrebbe essere un diritto naturale degli infermieri: l’approvazione del Ddl Lorenzin con la trasformazione dei Collegi (e della Federazione che li rappresenta) in Ordine professionale, dopo che lo stesso Senato prima, grazie anche al lavoro della senatrice Annalisa Silvestro, componente del Comitato centrale Ipasvi e della Camera poi, ha portato il Ddl a un punto mai raggiunto negli ultimi dieci anni.

La conferenza dei capigruppo al Senato ha raccolto le istanze di tutte le professioni e il disegno di legge è stato calendarizzato come terzo provvedimento e non più ottavo e sarà in Aula probabilmente prima di Natale, discusso dopo i Ddl su protezione dei testimoni di giustizia e orfani di crimini domestici. Già da questa sera e nei prorrimi giorni, se nulla ostacolerà nel suo iter il provvedimento, potremmo avere la notizia che aspettiamo ormai da oltre dieci anni.

Ora quel che serve è che l’Aula di Palazzo Madama chiuda la partita in poche ore: come dice l’hashtag che sta tempestando il web #bastaunaseduta.   

E in questo scenario si inserisce anche la legge di bilancio: è sorprendente la scelta del Parlamento di approvare un emendamento che implementa, sia pure per il prossimo contratto le risorse, partendo dalla retribuzione individuale di anzianità (RIA),  il solo contratto della dirigenza medico e sanitaria e non per il comparto che costerebbe poche centinaia di miglia di euro e non milioni: Ria e stabilizzazione dei ricercatori non riguardano il personale del comparto, non coinvolgono gli oltre 447mila infermieri (oltre 700mila unità di personale con le altre professioni che scontano gli stessi percorsi) che da questa legge di bilancio rimangono con un pungo di mosche delle quali la politica dovrà rendere loro conto al momento del redde rationem.

I documenti, ancora provvisori, consegnati dall’Aran ai sindacati per avviare il negoziato sul rinnovo contrattuale per il comparto sanità, pur sapendo che si tratta di una prima bozza della parte pubblica e che, sicuramente, la trattativa in corso li modificherà sicuramente, contengono alcuni aspetti che ledono la dignità ed il decoro della professione infermieristica e per questa motivazione intervengo.

Dando atto che sulla questione delle competenze avanzate e specialistiche la proposta di parte pubblica avvia a soluzione la vexata quaestio, non si può sottacere che la proposta sull’orario di lavoro sia irricevibile perché non tiene conto del rispetto della salute biopsichica del professionista e della conseguente prestazione professionale che erogherebbe.

Un altro scoglio che va superato è la proposta sulla funzione organizzativa-gestionale che non coglie l’importanza strategica per il funzionamento delle Aziende sanitarie della funzione di coordinatore infermieristico sempre più rilevante sia nella nuova organizzazione del lavoro degli ospedali per complessità di cure, negli ospedali di comunità a gestione infermieristica e nelle strutture distrettuali e nelle cure primarie. Sono argomenti che un contratto dignitoso dovrebbe affrontare e risolvere, ma stiamo parlando di qualcosa che per essere conclusa deve far arrampicare sugli specchi parte pubblica e sindacati  

E’ necessario tutelare la loro dignità economica prevedendo indennità di incarico degne di professionisti che hanno la responsabilità dell’organizzazione dell’assistenza, così come criteri di valutazione – annuali e al termine dell’incarico – che aprano le porte ai compensi per le performance. E non è possibile prevedere che ogni 3-5 anni si debba ripetere la  selezione per l’incarico: a valutazione positiva deve esserci la sua conferma.

Sarebbe poi più opportuno ma soprattutto funzionale che l’incarico di coordinatore sia graduato sulla base della complessità e rilevanza strategica con un piede economico di partenza dignitoso, avendo come requisito culturale quello previsto dalla legge 43/2006, cioè il master di coordinamento, con una corretta valutazione nel curriculum dell’eventuale possesso della laurea magistrale. Ma soprattutto per quanto sopra detto, come già avviene in alcune regioni ma soprattutto nella dirigenza, l’incarico non può essere soggetto ad un nuovo bando qualora la valutazione sia positiva, sarebbe destabilizzante.

Per la legge di bilancio i giochi sono ormai fatti e la sensibilità dei parlamentari verso gli oltre 700mila professionisti del comparto sanitario non è stata brillante. Speriamo almeno che lo sia con una rapida approvazione del Ddl Lorenzin.

Ma per il contratto i giochi sono ancora aperti: Aran e sindacati facciano la loro parte.

Barbara Mangiacavalli
Presidente Federazione nazionale Collegi Ipasvi 

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