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Osservasalute 2011: ospedali più efficienti, ma la salute degli italiani è in pericolo
24/04/2012 - Il Rapporto dell'Osservatorio della Cattolica fotografa la sanità nelle Regioni italiane. Ne viene fuori un ritratto con luci e ombre che, però, rischia di diventare sempre più oscuro.
Gli ospedali italiani sono sempre più efficienti. restano ancora il fulcro del nostro sistema di cure e assorbono una quota consistente delle risorse complessive, ma - correttamente - sono sempre più orientati al trattamento delle patologie acute e con alto contenuto clinico-assistenziale.
È uno dei dati che emerge dal IX Rapporto dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma e che è stato presentato il 23 aprile nella Capitale.
Cala il tasso di ospedalizzazione. I dati del 2009, spiega il Rapporto, confermano la forte diminuzione del tasso di ospedalizzazione e delle giornate di degenza: 179,4% a livello nazionale, cioè leggermente inferiore allo standard di 180 ricoveri per 1.000 abitanti fissato dalla programmazione. Ormai solo otto Regioni hanno tassi superiori: tutte quelle del Sud, più Lazio, Liguria e la Pa di Bolzano. La “maglia nera” spetta alla Campania (220,9‰), la Regione più virtuosa è invece il Friuli Venezia Giulia (147,2‰). Il dato positivo, però, è riferito solo ai ricoveri in regime ordinario, poiché quello di ricoveri in regime diurno (53‰ a livello nazionale) in tutte le Regioni risulta superiore alla quota del 20% del totale dei ricoveri indicata come riferimento.
Oltre metà degli interventi chirurgici “in giornata”. Un altro indicatore del cambiamento in atto nell’organizzazione dell’assistenza ospedaliera sono gli interventi chirurgici effettuati in regime diurno: nel 2009 circa il 33% delle attività operatorie complessive. Se a questi si aggiungono gli interventi chirurgici effettuati in one day surgery, il 18,9%, risulta che oltre la metà (il 52%, in pratica) dell’attività chirurgica è ormai gestita senza ricorrere al tradizionale ricovero.
Diminuiscono i giorni trascorsi inutilmente in ospedale. La degenza media, sostanzialmente stabile da diversi anni, nel 2009 mostra un lieve decremento rispetto all’anno precedente (da 6,8 a 6,7 giorni). Ma siccome aumenta la complessità dei casi tratttai, anche questo dato depone per un generale recupero di efficienza nella gestione dei ricoveri, anche se con importanti differenze regionali.
Il personale è donna, ma c'è poco spazio per gli under 30. Le donne sono il 63% del personale dipendente (anni 2007-2009), così come prevalentemente donna è il personale più giovane.
Nel 2009 i dipendenti del Ssn sono soprattutto di età compresa tra i 40-59 anni, con la quota degli over 60 superiore a quella degli under 30. A livello regionale, su quest’ultimo aspetto, si registra però un marcato divario Nord-Sud: infatti, al Nord la percentuale di under-30 è simile a quella degli over-60, mentre al Sud prevale la componente over-60. La Regione col personale più giovane è il Trentino Alto Adige, quella col personale più “anziano” è la Calabria, con Campania e Sicilia che seguono a ruota.
Il turn-over. Nel 2009 si registra un sia pur limitato ampliamento dell’organico nel Ssn; il tasso di compensazione del turn-over è infatti pari a 103,1%. Tutte le Regioni del Nord e del Centro (a eccezione del Lazio) risultano ampiamente sopra il dato nazionale, con un tasso di compensazione del turnover anche del 165,7% (Piemonte, 2009), mentre per il Sud, a eccezione di Puglia, Calabria e Sardegna, le Regioni presentano valori inferiori a quello nazionale, indicando una situazione di contrazione dell’organico.
Nel 2009 il personale a tempo indeterminato rappresenta circa il 94% dell’intero personale del Ssn. Ma a livello regionale le discrepanze sono molte: il personale con lavoro “flessibile” varia da un minimo del 2,2% in Veneto a un massimo di 10,8% in Sicilia e di 12% in Valle d’Aosta.
Liste d'attesa on line solo per metà delle Aziende. Al 2011 solo il 57% delle Asl offre questo servizio di trasparenza. In questo caso la “maglia nera” va alla Puglia per la quale solo una delle sue sette Asl (14%) pubblica le liste; segue il Lazio dove le Asl trasparenti sono due su 12 (17%); Regioni virtuose sono la Lombardia in cui tutte le 15 Asl pubblicano online le attese (100%), il Friuli (6 Asl, 100%), Bolzano (4 Asl 100%), Val d’Aosta (1 Asl 100%), Trento (1 Asl 100%) e Molise (1 Asl 100%). Per quanto riguarda la trasparenza delle Aziende ospedaliere, nel 2011 solo il 44% ha pubblicato online i propri dati sulle attese: Piemonte e Friuli Venezia Giulia per il 100%, seguite da Lombardia (62%) e Veneto (50%). Per il Sud e le Isole, il dato migliore è quello della Sicilia (50%). In molte Regioni meridionali le Ao non utilizzano il web per pubblicare i propri dati.
Disavanzi. Anche nel 2010 il Ssn si conferma complessivamente in disavanzo: 2,325 miliardi circa, pari a 39 euro pro capite.. Ma è in notevolmente diminuzione rispetto ai 3,251 miliardi del 2009, tanto che il disavanzo pro capite del 2010 è il più basso dal 2002, una tendenza in calo avviata nel 2005. In alcune Regioni, il contenimento del deficit è stato conseguito anche ricorrendo a entrate aggiuntive a carico del bilancio regionale. Permangono le forti differenze interregionali, con un ampio gradiente Nord-Sud, dove si concentra quasi tutto il deficit.
A rischio la salute degli italiani. Nel complesso, gli italiani stanno ancora abbastanza bene, grazie alla “rendita” che hanno a disposizione per merito, ad esempio, della tradizione della dieta mediterranea. Ma, come tutte le rendite non ben gestite, rischia di esaurirsi rapidamente: gli italiani sono, infatti, sempre più grassi (nel 2010 il 45,9% degli adulti è in eccesso ponderale, contro il 45,4% del 2009), anziani (aumentano le persone dai 75 anni in su, che rappresentano il 10% della popolazione contro il 9,8% della scorsa edizione del Rapporto) e colpiti da malattie croniche. E la crisi economica certo non aiuta, costringendo a risparmiare, spesso su azioni preventive di basequali una sana alimentazione e lo sport.
Per di più, le scelte di politica sanitaria rischiano di peggiorare le cose: «Le ultime manovre economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta finanziaria - ha dichiarato Walter Ricciardi, direttore di Osservasalute e dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina della Cattolica di Roma - hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell’assistenza sanitaria già dal 2012; all’introduzione di ulteriori ticket; a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalità dei fondi su disabilità, infanzia, e altri aspetti che vanno poi a incidere sulla nostra salute».
Le evidenze epidemiologiche dimostrano, invece, la necessità di rafforzare (o almeno non tagliare) le politiche per la salute – avverte il Rapporto - poiché i tagli potrebbero innescare un aumento di spesa socio-sanitaria a carico delle famiglie con il pericolo di aumentare quelle a rischio povertà (oggi il 7,6% di esse), a fronte di una quota di oltre il 15,5% di povertà accertata assoluta/relativa. Oltretutto, precisa, i tagli non riducono l'inapropriatezza di molti interventi sanitari (quindi gli sprechi), né migliorano la qualità delle cure, anzi appesantiscono ancora di più le liste di attesa.
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