English version
IPASVI / ATTUALITA' / Oncologia: personalizzazione delle cure, rispetto del tempo, consenso informato

Oncologia: personalizzazione delle cure, rispetto del tempo, consenso informato

Oncologia: personalizzazione delle cure, rispetto del tempo, consenso informato

16/07/2012 - I risultati di un'indagine di Cittadinanzattiva-Tdm sottolineano il ruolo fondamentale dell'assistenza infermieristica nell'ambito delle cure al paziente stomizzato.

E' stato presentato il 12 luglio a Roma il Rapporto di Cittadinanzattiva-Tdm, elaborato con la collaborazione di Aiiao (Associazione italiana infermieri di area oncologica), Aioss (Associazione operatori sanitari stomaterapia), Fais (Federazione Associazioni incontinenti e stomizzati), Fiaso (Federazione italiana Aziende sanitarie e ospedaliere), Siapec (Società italiana di Anatomia patologica e Citologia diagnostica), di Simep (Società italiana di Medicina personalizzata) e con il sostegno di Merck Serono. Il Rapporto individua nella scarsa diffusione della terapia del dolore, nella carenza di sostegno psicologico e nei tempi di attesa i punti deboli della prevenzione e della cura del cancro al colon retto.
L’indagine, che ha coinvolto 33 strutture di 13 Regioni, si è proposta di valutare le politiche di personalizzazione delle cure e di umanizzazione in questo settore dell’oncologia, ponendosi “dal punto di vista del cittadino”.

Terapia del dolore
Solo 3 strutture su 33 adottano un sistema di incentivi o disincentivi per la registrazione in cartella clinica del dolore provato dai pazienti durante il ricovero e le terapie, a due anni di distanza dalla legge che invece la impone. 24 strutture hanno predisposto un apposito spazio in cartella clinica, ma in 9 la rilevazione del parametro è assente.
Tempi di attesa 
I tempi di attesa sono molto diversificati anche all'interno delle singole Regioni, oltre che tra le diverse Regioni: la prima visita viene erogata entro 10 giorni nella maggior parte delle realtà che hanno aderito alla rilevazione (25 su 33); 4 strutture la assicurano tra 11 e 30 giorni; in una sola si aspettano tra 31 e 60 giorni.
L'indagine inoltre presenta i tempi di attesa minimi e massimi per alcune tipologie di interventi programmati. Lo scostamento più diffuso tra tempi minimi indicati dagli ospedali e le 'priorità terapeutiche standard' stabilite dalle indicazioni nazionali (= 15 gg) è di 5 giorni (20 anziché 15). Ci sono però realtà in cui il divario è più ampio, toccando anche 20 giorni.
Sono invece generalmente rispettati i tempi massimi per l'approccio terapeutico palliativo, che nel documento preso come riferimento dell’indagine vengono definiti in 60 giorni.
Uno dei punti che desta maggiore preoccupazione è la difficoltà di accesso ai tempi di attesa per interventi chirurgici e procedure invasive in regime di ricovero ordinario/day hospital, soprattutto perché l'informazione ai cittadini è disponibile sono in rarissimi casi.
Una lettura dei dati relativi ai Percorsi Diagnostico Terapeutici (Pdt) fa emergere una rilevante variabilità di tempi per le stesse prestazioni tra le diverse realtà ospedaliere.
Due esempi: cancro del colon retto e cancro della mammella. Nel Pdt del cancro del colon retto la prima visita è prevista entro 3 giorni in 4 realtà, ma si può arrivare ad attendere anche 60 giorni; e ancora, per l'intervento l'attesa può oscillare da 3 a 30 giorni; per la radioterapia da 10 a 30 giorni e così via.
Particolarmente preoccupanti sono i dati relativi all'accesso alle cure, in particolare per le persone che risiedono nelle Regioni del Sud, e relative, oltre ai tempi di attesa, alle distanze tra servizio e abitazione (66,7% in generale, 73,9% al sud); alle difficoltà di spostamento individuali (43,6% nazionale, 52,2% sud), alla mancanza di persone che possono accompagnare a visita (41% nazionale, 47,8% sud).
Una recente ricerca ha poi mostrato non solo il costo sociale della patologia oncologica, ma anche i Lea 'sommersi', vale a dire quei servizi che i caregiver offrono per compensare mancanze del sistema, o le attività che svolge il paziente stesso: oltre 36.000 euro in 5 anni per costi diretti e indiretti; 12.000 euro il 'costo' per l'assistenza all'amico/familiare del caregiver.
Riconoscere il ruolo attivo del paziente significa metterlo nelle condizioni di poter scegliere consapevolmente il percorso di cura e, al tempo stesso, garantire gli strumenti utili per potersi auto-gestire, almeno negli atti più semplici, nel riconoscimento delle complicanze, ma anche nell'orientamento verso i servizi. Ma “solo in 12 strutture su 33 esistono protocolli e procedure per formare il paziente al self management”. Anche se durante il ricovero, gli infermieri sono i professionisti più impegnati nell'informazione ai pazienti su interventi diagnostici (26 strutture) e terapeutici (28 strutture), al dolore che potrebbe provare (26 strutture) e ai possibili effetti avversi (24).
Stampa
Condividi su:
Formazione a distanza

PEC P.A.

Ministero della Salute

CINAHL

L'INFERMIERE - Rivista online

Linea diretta con la Presidente

Rassegna stampa