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La riforma degli Ordini è approdata come delega al Governo in un Ddl, in prima lettura, sul tavolo del Consiglio dei Ministri.
Il provvedimento - un “omnibus” con 19 articoli – contiene anche altre misure: dal sostegno alla ricerca sui farmaci alle regole sul fascicolo sanitario elettronico.
Novità anche per le aziende che producono dispositivi medici.
La delega punta a cambiare le norme della legge del 1964 allo scopo di garantire maggior autonomia agli stessi Ordini che, sotto la vigilanza del ministero della Salute, guadagnano maggior spazio d’azione.
Agli Ordini e alle loro Federazioni nazionali si applicheranno tutte le leggi in materia di pubblico impiego, ma non le misure di razionalizzazione, contenimento e riduzione della spesa pubblica. Cresceranno invece i loro compiti: dalla salvaguardia dei principi etici, agli aggiornamenti di Albi, elenchi e registri, fino all’assunzione di un ruolo maggiore nel tirocinio pre e post laurea.
Oltre che nella formazione continua, gli Ordini imporranno a tutti gli iscritti un’adeguata copertura assicurativa per responsabilità professionale. Il Ddl introduce anche il fascicolo sanitario elettronico, ancora non disciplinato da norme nazionali, definendolo come l’insieme dei dati e documenti digitali sanitari e socio-sanitari dell’assistito.
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Sarà un disegno di legge di natura governativa a costituire la cornice di riferimento su cui modellare le discipline di dettaglio per categorie e settori.
Comincia, così, a delinearsi più chiaramente la riforma delle libere professioni: il Ddl “omnibus” è arrivato il 17 luglio all’esame del Consiglio dei Ministri.
Un testo che il Guardasigilli, Angelino Alfano, assicura pronto entro ottobre, in base al documento condiviso che una piccola delegazione di presidenti di Ordini, in rappresentanza del Cup (Comitato Unitario delle Professioni) e del Pat (Professioni dell’Area Tecnica) gli ha consegnato.

“Dal 15 aprile scorso - ha detto il Ministro - i rappresentanti degli Ordini nazionali hanno raggiunto un’intesa sui contenuti della riforma delle professioni. Ho dato mandato ai miei uffici di tradurli in un concreto atto normativo: un primo passo verso lo Statuto delle Professioni.
La riforma che ho in mente responsabilizzerà al massimo gli Ordini, chiamati ad essere garanti della serietà e della professionalità dei loro assistiti e garantirà ai professionisti il diritto ad un compenso proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto e, in ogni caso, sufficiente ad assicurargli un’esistenza dignitosa”.

Soddisfatti, anche i rappresentanti di Cup e Pat: “un colloquio estremamente positivo” per Marina Calderone, presidente del Cup e dei consulenti del lavoro; “un’occasione storica” per Andrea Sisti, presidente dei dottori agronomi e forestali; è “entusiasta”, Roberto Orlandi, vicepresidente Cup e presidente degli agrotecnici che, però, ricorda: “sul tappeto, tuttavia, restano le divisioni sul futuro assetto degli Albi per i triennali e il loro rapporto con gli Ordini tecnici quinquennali”.
Anche per il provvedimento “scorporato” che riguarda le associazioni non regolamentate, in commissione Attività Produttive di Montecitorio si sta facendo uno sforzo di sintesi, poiché una rilettura degli ambiti di competenza degli Ordini esistenti potrebbe avere ripercussioni su quelli di associazioni non ancora riconosciute.

Caustico, invece, il commento del vice presidente del Colap, Riccardo Alemanno, per cui: “la riforma sarà un danno per i cittadini. In un periodo di così grave crisi, gli Ordini chiedono un aumento del 50% delle tariffe e invocano più tutele dell’utenza, quando molti dei loro iscritti sono ancora privi di assicurazione di responsabilità civile verso terzi”.

Quali le aspettative delle professioni sanitarie? Tariffe minime (sotto tale soglia, ne va della qualità del servizio); pubblicità regolamentata; formazione ancorata al fabbisogno; maggior coinvolgimento sui tirocini e un’ampia possibilità sanzionatoria sugli iscritti.
Inoltre è fondamentale che si concluda l’iter per la riforma che prevede il riconoscimento anche formale di cinque nuovi Ordini (infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia medica, operatori della riabilitazione, tecnici sanitari e della prevenzione) e la separazione tra medici e odontoiatri.
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Il Servizio sanitario nazionale è escluso dal blocco del turn over per i dipendenti pubblici previsto dalla manovra di risanamento dei conti pubblici come ribadito dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, precisando che l’esclusione per i dipendenti pubblici dal Ssn: “è scritta nella manovra, basta leggerla!”.

Un concetto riproposto anche dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervenuto in commissione Bilancio della Camera, dove è in corso l’esame della manovra: “A noi non risulta che ci sia il blocco del turn over nel settore sanitario all’interno della manovra”, ha detto, sottolineando che “se in Parlamento non risulta il blocco, bisogna chiedersi il motivo che ha alimentato lo sciopero del settore”.

Ne prendono atto i medici che, in una nota firmata Anaao Assomed, però, ribadiscono come: “vista la confusione sul tema che ha coinvolto anche la Commissione sanità del Senato, che nel suo parere alla manovra ha sostenuto posizioni di segno contrario, nonché autorevoli componenti della Commissione Affari Sociali della Camera, per scrivere la parola ‘fine’ alla vicenda, aspettiamo che sia messo nero su bianco l’esclusione della sanità dal blocco del turn over”.
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