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Il ministero del Lavoro ha presentato il Rapporto sulla non autosufficienza, dal quale emerge che attualmente in Italia ci sono almeno 2,6 milioni di persone non autosufficienti per problemi di salute.
Di queste, due milioni sono anziani, e il problema riguarda circa una famiglia su dieci. Nel 2051, l'attuale percentuale di over 65 (20%) salirà al 34,5%. Tutto ciò porterà ad un incremento esponenziale dei costi di assistenza, a carico principalmente dei parenti, quel "welfare invisibile" che tuttavia è destinato a saltare, perchè si ridurrà progressivamente il rapporto tra il numero di potenziali caregiver e i non autosufficienti con più di 80 anni. Si scenderà infatti dal 18,5% attuale al 6,5% nel 2050. Sempre meno anziani, quindi, potranno essere assistiti all'interno a casa da familiari. Soluzioni a breve termine? Da un lato il ricorso sempre più massiccio a badanti, figure non sempre adeguate e formate per assistere anziani non autosufficienti. Dall'altro, l'Assistenza Domiciliare Integrata (Adi), che però attualmente riguarda solo il 3,2% degli anziani non autosufficienti, con punte del 7,3% in Friuli e situazioni altamente critiche come l'1% della Sicilia. All'estero, in Germania, Paesi Bassi e Francia, da tempo esistono fondi pubblici dedicati alla non autosufficienza. Data l'esiguità delle risorse statali Italia, il ministro del Lavoro Sacconi insiste su "una collaboazione tra sistema pubblico e privato". |
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Con 170 favorevoli e 136 contrari, il Senato ha approvato il maxi emendamento alla manovra economica presentata dal Governo, recependo le modifiche apportate in commissione Bilancio. Il testo così licenziato ora passa alla Camera per essere convertito in legge entro fine luglio. Molte modifiche rispetto all’impianto iniziale riguardano la Sanità. A partire dai tagli ai margini della distribuzione farmaceutica e dalla cancellazione delle le gare per l'acquisto dei generici. Resta in piedi, invece, il congelamento dei contratti del pubblico impiego e il blocco del turn over. Quanto alle Regioni, i tagli resteranno quelli stabiliti nel testo originale della manovra (4 miliardi nel 2011 e 4,5 nel 2012), ma a deciderne “criteri e modalità” sarà la Conferenza Stato-Regioni. Le Regioni sottoposte al Piano di rientro che non abbiano raggiunto gli obiettivi prefissati per il 31 dicembre 2009, ma abbiano però "garantito l'equilibrio economico nel settore sanitario" senza essere state sottoposte a commissariamento, potranno chiedere la prosecuzione del Piano per altri tre anni allo scopo di completarne gli obiettivi. Il loro raggiungimento è condizione per poter accedere ai finanziamenti già previsti, comunque condizionati al pieno raggiungimento del Piano. Nelle Regioni sottoposte ai Piani di rientro, inoltre, allo scopo di permettere il regolare svolgimento delle previste attività anche attraverso il pagamento dei debiti accertati (e comunque maturati in violazione degli obiettivi dei Piani), i commissari ad acta provvedono alla "ricognizione" degli stessi debiti e predispongono un documento che individua tempi e modalità di pagamento degli stessi. Rispetto al Fondo sanitario, sarà pari 550 milioni di euro l’importo che sarà decurtato dalle risorse statali destinate alla sanità del 2010 sulla base dei risparmi derivanti dalle misure. Nel 2011 il taglio salirà a 600 milioni. Prevista poi una stretta su acquisti di beni e servizi, mentre viene confermata la soppressione dell’Ispesl e l’attribuzione delle relative funzioni all’Inail. E veniamo al pubblico impiego. Non è previsto nessun rinnovo di contratti e convenzioni del personale con il Ssn fino al 2012. Rispetto al trattamento accessorio, resta il blocco fino al 2013 al trattamento “ordinariamente spettante per l’anno 2010”, ma con alcune eccezioni. Il blocco, infatti, è “al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva”, incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati, conseguimento di funzioni diverse in corso d’anno, progressioni di carriera, maternità, malattia, missioni svolte all’estero, effettiva presenza in servizio”. Per i dipendenti con trattamenti economici complessivi oltre i 90mila euro annui lordi verrà applicato un taglio del 5% e mentre il taglio del 10% avverrà oltre i 150mila. Altra nota dolente, è quella dei turn over, che salvo ulteriori precisazioni, resteranno in piedi per il Ssn fino al 2015. |
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La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in data 15 luglio, ha approvato il seguente documento relativo alla manovra economica passata al Senato. "La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome all’unanimità conferma tutte le posizioni contenute nei documenti assunti in queste settimane sulla manovra finanziaria, che considera insostenibile per le ricadute sui bilanci regionali. Chiede al Governo di aprire immediatamente un tavolo per accelerare la piena applicazione del federalismo fiscale (legge 42/2009) e costruire un percorso condiviso per riequilibrare la ricaduta dei tagli sotto il profilo quantitativo e qualitativo oggi previsti dal decreto 78/2010 attraverso i successivi provvedimenti finanziari entro il 1° gennaio 2011. In questo quadro si conferma che le Regioni considerano fondamentale, così come sancisce il 4 comma dell’articolo 119 della Costituzione, che alle deleghe trasferite debbano corrispondere le relative risorse. Al fine di confermare l’unità piena della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, la decisione della riconsegna delle deleghe viene accantonata, fiduciosi che il percorso delineato di confronto con il Governo abbia un esito pienamente positivo. La Conferenza chiede infine di dare immediato avvio ai lavori della Commissione straordinaria per la verifica dei costi di funzionamento di tutte le pubbliche amministrazioni, come assicurato dal Presidente del Consiglio nell’incontro di venerdì 9 luglio 2010". |
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