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Il presidente del Senato, Renato Schifani, è intervenuto nel dibattito sulle misure anti-crisi, affermando che “per contenere gli sprechi non si intaccheranno i diritti fondamentali come la tutela della salute” e che farà di tutto per garantire il confronto tra maggioranza ed opposizione, invitando entrambi a garantire le fasce più deboli della società. “La riduzione strutturale della spesa pubblica non è rinviabile - ha detto - ma i sacrifici, pur necessari, non possono intaccare le tutele fondamentali, come quella della salute. Nella sanità gli sprechi vanno eliminati con fermezza, ma garantendo la tenuta degli standard qualitativi e collettivi del servizio pubblico”.
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L’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” ha attivato per l’anno accademico 2010/2011 i corsi di dottorato di ricerca in Scienze infermieristiche (settore scientifico-disciplinare: MED/45).
La data di scadenza per la presentazione delle domande è il 3 settembre 2010. Quattro i posti totali a concorso. Il corso ha una durata di 3 anni. Coordinatore del dottorato: professor Augusto Panà (email: alvarosy@tiscalinet.it). Per informazioni e per scaricare il bando completo : http://dottorati.uniroma2.it (sezione corsi di dottorato – Medicina) |
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La Direzione generale per la salute e i consumatori della Commissione europea (Sanco) ha pubblicato i risultati di un’indagine sulla Sicurezza dei pazienti e sulla qualità dell’assistenza sanitaria per raccogliere la percezione dei cittadini su tali questioni nel proprio Paese e in altri Stati membri. L’indagine è stata condotta dall’11 settembre al 5 ottobre 2009 nei 27 Stati membri della Ue, con 26mila interviste. Si è cercato di capire: - quale sia il rischio di subire un eventuale danno durante cure sanitarie; - fino a che punto venga percepito dai cittadini il rischio di incorrere in un evento avverso specifico; - il livello di informazione sulle misure di sicurezza nel proprio Paese e negli altri Stati membri. Dall’indagine è emerso che quasi la metà degli intervistati ritiene di poter subire un danno dall’assistenza sanitaria nel proprio Paese. La maggioranza ritiene che le infezioni ospedaliere o una diagnosi omessa o tardiva siano abbastanza – o molto - probabili nel proprio Paese; più del 25% degli intervistati dichiara di aver vissuto almeno un evento avverso durante l’assistenza sanitaria; le esperienze negative, per la maggioranza, riguardano la gestione ospedaliera o il rispettivo medico, infermiere o farmacista. Circa un terzo degli intervistati, inoltre, non sa quale Ente sia responsabile per la sicurezza del paziente nel proprio Paese: se dovessero subire un danno, molti si rivolgerebbero a un avvocato, a qualche dirigente dell’ospedale o al ministero della Salute (se accadesse in uno Stato membro, ci si rivolgerebbe all’ambasciata o consolato). Pensando all’alta qualità dell’assistenza, il criterio più importante è quello di avere uno staff sanitario ben preparato, seguito, poi, dall’efficacia della terapia. In molti considerano “abbastanza buono” il livello dell’assistenza sanitaria nel proprio Paese. In sintesi, l’indagine ha raggiunto queste conclusioni: il 50% degli intervistati ritiene che potrebbe subire un danno dalla sanità del proprio Paese e la maggioranza assoluta pensa che il danno potrebbe essere causato da infezioni ospedaliere o da diagnosi omessa, errata o ritardata. Tra chi ha vissuto un evento avverso, esso riguardava la gestione ospedaliera (44%) o il rispettivo medico, infermiere o farmacista (41%). Le vie legali sono state intraprese dal 15% degli intervistati: il ridotto numero di denunce di eventi avversi può essere dovuto solo alla mancanza di consapevolezza dell’esistenza di autorità responsabili della sicurezza dei pazienti. In media, il livello dell’assistenza è giudicato “abbastanza buono”, con variazioni significative: in Belgio (97%), Austria (95%), Finlandia (94%), nei Paesi Bassi e Francia (91%) quasi tutti hanno giudicato “buono” il livello di assistenza, diversamente da quelli della Grecia e Romania (25%), Bulgaria e Ungheria (28%) e Polonia (30%). |
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L’Adoces (Associazione donatori cellule staminali) e la Fnco (Federazione nazionale Collegi Ostetriche) hanno promosso la guida Le cellule staminali cordonali, una risorsa biologica per l’umanità, a cura del gruppo di lavoro Regione Veneto (Regione capofila per la relativa campagna di comunicazione). Si tratta di uno strumento utile per diffondere la conoscenza delle cosiddette “cellule della vita”. Il testo è strutturato secondo domande e risposte rivolte al personale sanitario che, bene informato sulla normativa vigente, nonché sui processi di donazione, può fornire delucidazioni alle neomamme ed alle famiglie. Sempre l’Adoces, durante il forum Sanit a Roma, ha gettato le basi per la costituzione di un Comitato italo-francese per promuovere la donazione del sangue cordonale a livello europeo, contrastando il flusso di sacche verso le banche private estere per l'utilizzo autologo. L'organismo elaborerà una strategia da sottoporre al Parlamento europeo. Italia e Francia sono gli unici due Paesi in Europa a non consentire l'apertura sul proprio territorio di banche private. Il Comitato opererà attraverso cinque componenti e preparerà un appello a Governo e Parlamento italiani e francesi per il rispetto del principio di gratuità e solidarietà di qualsiasi tipo di tessuto umano per uso terapeutico e con la preparazione di un'audizione al Parlamento europeo in autunno. |
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