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In Italia troppi nonni senza nipoti

In Italia troppi nonni senza nipoti

31/01/2012 - Nel nostro Paese nascono sempre meno bambini. Sono generalmente sani, ma crescendo diventano sempre più grassi. Libro bianco della Cattolica e della Sip. 

Appena 9,5 bambini per 1.000 abitanti: è questo il tasso di natalità che si registra oggi in Italia; quasi dimezzato dal 1871. Per fare qualche paragone, in Francia è del 12,8‰, del 10,8‰ in Spagna, 12‰ in Svezia e 12,8‰ nel Regno Unito. Pochi dunque, i bimbi italiani, ma tutto sommato ancora in buona salute, nonostante siano gravati (come i loro genitori, peraltro) da molti chili di troppo, da sedentarietà e da pessime abitudini a tavola, anche grazie a una rete di protezione familiare che è una tipica tradizione “made in Italy” e che spesso supplisce alle reti di servizi sociali ancora carenti e disomogenee lungo la penisola.
È questo il sintetico quadro che emerge dal primo Libro Bianco 2011. La salute dei bambini, pubblicato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane (che ha sede all’università Cattolica di Roma) in collaborazione con la Società italiana di pediatria.
 
È la Campania la Regione più giovane; Liguria la più vecchia
Il volume, presentato nei giorni scorsi a Roma, mostra per esempio che a livello territoriale la percentuale maggiore di giovani under-18 si registra in Campania (21,6%) che ormai da anni detiene il record di Regione “più giovane”. Valori elevati anche nella Provincia autonoma di Bolzano (21%), in Sicilia (20,2%) e in Puglia (19,6%). All’estremo opposto la Liguria (14,6%) e, poi, Friuli Venezia Giulia (15,7%), Toscana (15,9%) e, a pari merito, Piemonte e Sardegna (16,1%). Dal Libro bianco emerge chiaramente l’incremento delle nascite da genitori stranieri (uno o entrambi), soprattutto a partire dal 2003; la quota più elevata è quella dei nati da madre straniera: nel 1999 erano pari a 5,4%, nel 2008 si attestano al 15,9%.
 
Diminuisce la mortalità infantile e neonatale
Nel periodo 2003-2008 sia la mortalità infantile sia quella neonatale sono notevolmente diminuite, rispettivamente dell'8,7% e del 9,9%. Ci sono però forti differenze regionali, con quella infantile al minimo (1,6 casi per 1.000) nella Provincia autonoma di Trento mentre il primato negativo (4,82 casi per 1.000) è della Calabria.
Nel primo anno di vita le più importanti cause di morte sono le malformazioni congenite e le anormalità cromosomiche; nelle età successive aumenta il contributo dei tumori (la causa più importante tra 5 e 9 anni), soprattutto leucemie e tumori cerebrali. Tra i motivi di morte analizzati non compare la Sudden infant death sindrome (Sids) che non rientra nella suddetta analisi di classificazione per causa, ma che rappresenta, all’interno della comunità pediatrica, un problema di crescente attualità. Nella classe 10-14 anni le principali cause sono esterne: traumatismi e avvelenamento. In particolare, sotto i 15 anni, gli incidenti rappresentano, per alcuni anni, la causa di morte più frequente.
Rispetto al passato muoiono meno maschi: nel periodo 2001-2006 e nelle classi 10-14 e 15-19 anni, si registra una diminuzione della mortalità; la maggiore contrazione si è registrata nella classe 15-19 anni (-33,3%). La mortalità femminile registra un forte decremento nella prima classe di età (1-4 anni: -50%), mentre nelle restanti fasce di età è sostanzialmente stabile.
 
Alimentazione in eccesso e spesso sregolata
Con la crescita cominciano i problemi con la bilancia, soprattutto al Sud. Il 22,9% dei bambini di 8-9 anni è risultato in sovrappeso e l’11,1% in condizioni di obesità. Le Regioni che nel 2010 presentano i valori maggiori sono per il sovrappeso l’Abruzzo (28,3%), seguito dalla Campania (27,9%) e a pari merito da Molise e Basilicata (26,5%). Per l’obesità le Regioni maggiormente interessate sono la Campania (20,5%), la Calabria (15,4%) e il Molise (14,8%). Nelle Province Autonome, invece, si registrano i valori minori (sovrappeso a Bolzano: 11,4%; obesità a Trento: 3,5%).
 
Poco sport
Dal 2003 al 2010 è aumentata la quota di bambini che praticano sport in modo continuativo, a eccezione della fascia di età 15-17 anni che presenta un decremento, sia pure minimo (-2,3%). È invece in diminuzione la pratica di sport in modo saltuario, mentre cresce il numero di sedentari, a eccezione delle classi 3-5 e 6-10 anni (rispettivamente -5% e -13,6%). Il Rapporto evidenzia forti differenze tra i due sessi: fa sport abitualmente il 55,7% dei maschi tra 15-17 anni contro il 36,9% delle coetanee, il 50,6% dei maschi tra 18-19 anni contro il 23,9% delle coetanee.
 
In ritardo la riorganizzazione dei reparti di neonatologia
Nel nostro Paese più di un parto su quattro si verifica in punti nascita al di sotto dello standard di mille parti l’anno indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità per garantire la sicurezza. Nel 2008, infatti, il 9,1% delle nascite è avvenuto in strutture con classe di ampiezza inferiore a 500 parti; tutte le restanti classi di ampiezza hanno mostrato un aumento, ma l’incremento maggiore si è osservato soprattutto nella classe in cui i parti superano il migliaio (classe 500-799 parti l’anno: +2,8%; classe 800-999: +1,8%; classe >1.000: +12,9%).
Nell’ultimo anno considerato (2008) per i punti nascita della prima classe (meno di 500 parti l’anno) si rileva un gradiente Nord-Sud, con Regioni come la Sicilia che presenta 10.805 parti, seguita dalla Campania con 9.282. In queste due Regioni, e in generale nel Meridione, i punti nascita si identificano frequentemente con Case di cura private accreditate, con casistica inferiore rispetto alle strutture gestite direttamente dal Servizio sanitario nazionale. Invece, dal confronto dei dati 2005-2008, le Regioni che hanno mostrato un azzeramento di parti nei punti nascita con volume inferiore a 500 sono il Piemonte e il Veneto;
 
L’assistenza pediatrica
Il numero di pediatri di libera scelta a livello nazionale nel periodo 2001-2008 è aumentato del 6,3%, passando da 7.199 a 7.649. Tutte le Regioni del Centro-Nord hanno registrato un aumento, mentre nel Sud, a eccezione della Campania (+0,8%), si è osservato un generale decremento. Tuttavia, il numero totale dei pediatri (di famiglia, ospedalieri, universitari) subirà una progressiva riduzione nel prossimo ventennio e, proseguendo col ritmo delle perdite che si verifica dal 2010, nel 2020 gli attuali 15 mila scenderanno a 12 mila e a 8mila nel 2025.
Alquanto disomogenea è la distribuzione delle 501 strutture pediatriche. Le Regioni che ne presentano il numero più alto sono la Lombardia (67), seguita da Sicilia (62),  Campania e Puglia (45), mentre i valori più bassi si riscontrano in Valle d’Aosta (1), nell Pa di Trento (4) e in Molise (5).

I posti letto pediatrici risultanto (nel 2007) 6.221 in regime di ricovero ordinario e 1.311 in day hospital. 

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