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Equo compenso: Ipasvi chiede di rientrare nelle previsioni del Ddl

Equo compenso: Ipasvi chiede di rientrare nelle previsioni del Ddl

11/07/2017 - Gli infermieri devono rientrare nel cosiddetto “equo compenso”. Cioè nel Ddl 2858 su cui la Commissione Lavoro del Senato ha avviato l'esame. Questo anche per risolvere il problema della svalutazione dei compensi professionali legata all'intervento di intermediari tra infermieri e cittadini. Mangiacavalli (presidente Ipasvi) in audizione al Senato. IL TESTO DELL'AUDIZIONE 

Gli infermieri devono rientrare nel cosiddetto “equo compenso”. Cioè nel Ddl 2858 su cui la Commissione Lavoro del Senato ha avviato l'esame.

Il Ddl riguarda  l’equità del compenso e la responsabilità professionale delle professioni regolamentate e ha come obiettivo quello di porre definitivamente rimedio alle situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali tra i professionisti iscritti a un ordine o collegio professionale e i committenti:

-          precisando che per compenso equo “si intende un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione professionale”;

-          introducendo una presunzione in base alla quale, salva prova contraria, il compenso inferiore ai minimi stabiliti dai decreti ministeriali adottati secondo il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 – tra i quali rientra il regolamento emanato dal ministero della Salute con il decreto ministeriale del 19 luglio 2016, n. 165 – "si deve ritenere iniquo, prevedendo la nullità delle clausole contrattuali difformi".

“Con la piena convinzione che tale novella potrà arrecare importanti benefici a tutte le professioni ordinistiche e con l'intento di dissolvere qualsiasi dubbio in merito all' applicabilità della norma anche agli  infermieri,   appare   opportuno  per  la  Federazione   nazionale  Collegi  Ipasvi  suggerire  l'inserimento all'art. 2 del richiamo alla disciplina specificamente dedicata alla professione infermieristica, ossia del decreto del ministero della Salute n.165 del 2016”, ha affermato la presidente della Federazione Ipasvi Barbara Mangiacavalli oggi, in audizione al Senato sul Ddl a cui ha partecipato con la delegazione del Cup, Comitato Unitario delle professioni.

Questo perché secondo la Federazione Ipasvi il Ddl affronta una tematica molto importante per tutte le professioni, quella della “giusta remunerazione” della prestazione professionale, considerata condizione necessaria per garantire la qualità, la quantità e soprattutto la dignità del lavoro dei professionisti.

In questa ottica, il provvedimento ha come obiettivo l’annullamento di quei provvedimenti che avevano eliminato ogni riferimento tariffario. E come evidenziato nella stessa relazione illustrativa della senatrice Annamaria Parente, l’assistenza infermieristica alla non autosufficienza – come il diritto alla difesa, la sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro, le cure odontoiatriche, l'educazione alimentare, la consulenza aziendale e del lavoro ecc. – “corrispondono a servizi professionali resi sempre più qualificati dall'oneroso impiego di tecnologie e dal continuo investimento nell'aggiornamento delle competenze” , con conseguente necessità di una adeguata informazione al mercato circa i costi corrispondenti alle buone prestazioni.

Come ha evidenziato la recente ricerca Censis elaborata per la Federazione Ipasvi, infatti, esiste un low cost infermieristico fatto di prestazioni inappropriate, o comunque espletate da personale senza le adeguate qualificazioni, determinato dalla propensione a considerare alcune prestazioni infermieristiche come tutto sommato semplici, non richiedenti particolare specializzazione.

La buona salute e la buona cura dei cittadini, sottolinea la Federazione,  richiedono soluzioni adeguate per ricondurre anche questa componente di domanda verso i provider naturali: gli infermieri.

La ricerca Censis inoltre bocciava la presenza sul mercato di intermediari che, non essendo gestiti e costituiti da soggetti che esercitano la professione, ragionano in un’ottica di mero profitto, adottando strategie che contribuiscono alla dequalificazione della professione infermieristica.

Uno dei risultati più importanti emersi dalla ricerca è che l’infermiere privato risponde a esigenze che non trovano soluzione coi tempi e le modalità operative del Servizio sanitario pubblico.

Tuttavia, 6,1 milioni di italiani - ovvero, la metà di quelli che si sono rivolti ad un infermiere privatamente pagando di tasca propria - hanno fatto ricorso ad intermediari perché hanno avuto difficoltà nel trovare infermieri nel proprio territorio quando ne avevano bisogno.

Alla luce di questi risultati, il Censis ha sottolineato che senza una soluzione efficace al tema della intermediazione, il lavoro autonomo diventerà sinonimo per la grande maggioranza degli infermieri, soprattutto giovani, di retribuzioni basse, incertezza, precarietà, collocazione subordinata, e mancata riuscita professionale piena.

Dalla ricerca emerge inoltre che le soluzioni per fronteggiare “le pratiche semilegali e a volte illegali di alcuni intermediari” dovranno sicuramente promuovere lo sviluppo di forme di intermediazione legittima che sia capace di far incontrare la domanda e offerta al momento opportuno, garantendo agli infermieri le giuste retribuzioni e condizioni di lavoro adeguate, ed ai cittadini prestazioni di qualità, appropriate e tempestive.

E L’abolizione delle tariffe minime professionali che, con la complicità della crisi economica, ha senz’altro agevolato negli ultimi anni la contrattazione dei compensi al ribasso, determinando una sensibile diminuzione dei redditi professionali.

Per questo Ipasvi ritiene il disegno di legge sull’equo compenso rappresenti un intervento normativo necessario, che potrebbe condurre – nel rispetto dei principi di libera concorrenza e parità di trattamento – alla definizione di corrispettivi economici idonei a costituire un efficace strumento di orientamento per i committenti e per i professionisti, nonché per tutti i consumatori, mettendoli al riparo da servizi professionali di bassa qualità.

Il disegno di legge quindi, secondo l'Ipasvi, affronta in via generale una tematica molto importante per tutte le professioni e può sicuramente portare benefici in particolare alla professione infermieristica.

 

 

 

 

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