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Emilia Romagna: basta polemiche tra medici e infermieri

Emilia Romagna: basta polemiche tra medici e infermieri

28/12/2016 - Mangiacavalli: "Basta polemiche sterili che non producono fatti. E' ora di dare uno stop a questo muro contro muro che non giova ai professionisti e soprattutto danneggia i pazienti"

Si riaccende la polemica in Emilia Romagna tra medici e infermieri dopo la presa di posizione dell'Omceo di Bologna contro la decisione della Regione di affidare a direzione delle Case della salute agli infermieri. I toni aspri dei medici sono stati seguiti da un botta e risposta spesso con affermazioni non del tutto realiste, come ad esempio il percorso di studi infermieristico "ridotto" a tre anni più un master, ignorando la laurea quinquennale e il valore professionalizzante dei master successivi che li pone al livello di vere e proprie specializzazioni, al contrario di quanto avviene per altre professioni.

“Basta polemiche sterili - afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi - che non producono fatti. E' ora di dare uno stop a questo muro contro muro che non giova ai professionisti e soprattutto danneggia i pazienti: il valore degli uni e degli altri si dimostra sul campo, non con le parole e i risultati dei nuovi modelli di assistenza sono sotto gli occhi di tutti".
 
"E' sufficiente leggere ciò che è scritto nell’ultimo rapporto Oasi del Cergas Bocconi - sottolinea Mangiacavalli - per quanto riguarda le cure intermedie, l’assistenza sul territorio e proprio le Case della salute per comprendere quale deve essere a livello nazionale il nuovo modello di assistenza: 'Nelle esperienze censite (la Bocconi fa numerosi esempi di efficienza nel suo rapporto, ndr), risulta centrale la figura del case manager infermieristico come cabina di regia del percorso personalizzato e nella costruzione della continuità con gli altri professionisti della rete, tra cui il Mmg quale referente clinico e gli altri specialisti. Si tratta di un modello che rimette in discussione non solo le relazioni tra professioni sanitarie e classe medica, ma anche quelle tra gli specialisti storicamente collocati in ospedale'.
 
"Il modello e la risposta che ne consegue a quanto pare sono estremamente chiare: un modello multiprofessionale - spiega - di gestione sanitaria, a livello clinico e manageriale, in cui conta la multiprofessionailtà e non si guarda alla posizione del professionista, ma al soddisfacimento appropriato dei bisogni del paziente, sena differenze di titolo per azioni che invece sono universalmente riconosciute anche agli infermieri e che, anzi, a livello di direttive europee, fanno esplicitamente parte del loro profilo professionale".
 
"Prendiamo atto - conclude la presidente Ipasvi - della solita posizione di alcuni ordini locali che sono coerenti con la propria storia ancorata a vecchi stereotipi ormai obsoleti. Ci auguriamo come Federazione Ipasvi che certe posizioni siano circoscritte a loro e non siano espressione totalitaria e diffusa del mondo medico che finora ha dimostrato più volte disponibilità al dialogo. Dovrebbe essere ormai chiaro che la gestione e l'organizzazione non viene decisa per i professionisti ma per gli utenti e per i loro bisogni”. 
 
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