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venerdģ 3 settembre 2010 
IPASVI - Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d'infanzia

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19/07/2010 - Crisi, pensioni e carenze

Tra le numerose prese di posizione sulla manovra varata dal Governo che paventano gravi criticità per il mondo della sanità, colpisce l’assenza di considerazioni sulla necessità di intervenire – finalmente – sulle inefficienze del sistema, sugli sprechi, sulle ridondanze, sulla difesa di modelli organizzativi di per sé fonte di alti costi, sull’abbandono di comportamenti opportunistici, sull’impegno verso un’assunzione diretta di responsabilità e di “alta” progettualità da parte di tutti – professionisti sanitari in primis – per salvaguardare il “nostro” sistema sanitario universale e solidaristico, puntando sull’efficienza, sulla razionalizzazione e sull’innovazione.

E anche il nostro gruppo professionale, doverosamente, deve interrogarsi sulle conseguenze della manovra e di alcuni importanti provvedimenti ad essa connessi, quali l’innalzamento dell’età pensionabile delle “pubbliche dipendenti”. Ci troviamo di fronte ad una miscela esplosiva per un gruppo professionale come quello infermieristico, già numericamente carente rispetto ai parametri OCSE e, oltrettutto, composto in misura considerevole (quasi l’80%) da donne.

È facile pensare che non si sia compreso (o non si sia voluto comprendere) che fra le “donne del pubblico impiego” ci sono anche le infermiere, che da sole rappresentano ben 298.751 unità. La questione è rilevante: poiché in base ai dati disponibili (modalità di inserimento e durata dei percorsi formativi di qualche decennio ed età media di ingresso nel servizio attivo) è presumibile che a 59 anni le infermiere (e gli infermieri) abbiano già raggiunto il requisito per godere della pensione di anzianità (35 anni di contributi), si può mettere in conto di “perdere” subito 5.431 infermiere e 5.586 infermieri, ossia 11.017 unità.

Il dato è, molto probabilmente, sottostimato e vi sono pochi dubbi sull’ipotesi che il rischio di incappare nelle nuove norme pensionistiche (tra cui quelle relative al Trattamento di Fine Servizio - TFS) indurrà a “lasciare”. Ai 11.017 che potrebbero lasciare vanno sommati anche coloro che hanno raggiunto il requisito per godere della pensione di vecchiaia (età anagrafica), cosa che si traduce nella “perdita” di ulteriori 2.065 donne e 325 uomini. Il dato complessivo assomma, quindi, a ben 13.407 infermieri che potrebbero uscire dal sistema entro il 2010 o entro i primi mesi del 2011.

Ma non basta: è altresì prevedibile che fra le infermiere appartenenti alle fasce d’età che vanno da 21 a 40 anni ci siano numerose madri che manterranno o richiederanno un contratto di lavoro “part time” che, se da una parte rappresenta un diritto della lavoratrice e un investimento importante della collettività nazionale per il suo futuro, dall’altra comporta un’ulteriore e rilevante perdita di ore/lavoro/infermiere in ambito ospedaliero e territoriale. Lo scenario futuro si presenta, quindi, molto preoccupante per gli assistiti.

Se gli infermieri saranno sempre di meno, come potranno essere espletati il processo anestesiologico, l’atto chirurgico, la diagnostica complessa e/o cruenta, i follow up, l’attuazione del processo di cura, l’assistenza primaria, l’assistenza domiciliare ecc.? E come sarà possibile garantire l’assistenza globalmente intesa in tutte le sue specifiche componenti e il buon andamento organizzativo di tutti i servizi sanitari e socio sanitari? Siamo consapevoli che oggi i sacrifici sono necessari, ma siamo altrettanto convinti che questi debbano essere equamente distribuiti e non ricadere sempre su coloro che già li fanno.

Se non verremo ascoltati, ci atterremo a ciò che il nostro Codice deontologico indica per orientare i comportamenti degli infermieri impegnati nell’assistenza diretta e degli infermieri impegnati nel coordinamento e nella direzione, tenendo presente che:

- non possiamo diminuire ulteriormente i già contenuti livelli di assistenza infermieristica;
- non possiamo accettare di venir meno al nostro specifico mandato professionale;
- non possiamo accettare che i cittadini non siano compiutamente informati dell’eventuale drammatica diminuzione di infermieri nelle degenze e nei servizi e della conseguente loro difficoltà a garantire non solo la necessaria collaborazione agli altri professionisti, ma soprattutto la qualificata rilevazione e risposta ai bisogni di assistenza.

Rimanendo saldamente agganciati ai principi e ai valori della professione infermieristica, il nostro impegno continuerà ad essere quello di stimolare e sostenere gli infermieri con responsabilità di gestione e di rappresentanza professionale con l’obiettivo, da una parte, di ottimizzare le risorse verso l’assistenza, dall’altra di dare corrette ed oggettive informazioni agli assistiti.

Annalisa Silvestro, L'infermiere n. 3/2010


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